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AwnOrdine Architetti - Pianificatori, paesaggisti, conservatori della provincia di Ravenna

CONSIGLIO NAZIONALE DEGLI ARCHITETTI, PIANIFICATORI, PAESAGGISTI E CONSERVATORI.

"GUIDA AI PROCEDIMENTI DISCIPLINARI"

 

INDICE

PREMESSA

1°CAPITOLO
PROCEDIMENTO DISCIPLINARE DI COMPETENZA DEL CONSIGLIO DELL'ORDINE
1.1. AZIONE DISCIPLINARE
1.2. LA FASE PRELIMINARE
1.3. CONCLUSIONE DELLA FASE PRELIMINARE
1.4. PROCEDIMENTO DISCIPLINARE
1.5. CELEBRAZIONE DEL PROCEDIMENTO DISCIPLINARE
1.6. CONTENUTO DEL PROVVEDIMENTO DISCIPLINARE
1.7. SANZIONI
1.8. PUBBLICITA' DEI PROVVEDIMENTI DISCIPLINARI
1.9. IL CONSULENTE TECNICO CTU
1.10 PROCEDIMENTI DISCIPLINARI NEI CONFRONTI DI ISCRITTI ALLA SEZIONE B DELL'ALBO PENDENTI AVANTI IL CONSIGLIO DELL'ORDINE

2°CAPITOLO
IMPUGNAZIONE DINANZI AL CONSIGLIO NAZIONALE ARCHITETTI PPC
2.1. TIPI DI IMPUGNAZIONE
2.2. RICORSI
2.2.1. Casi di ammissibilità
2.2.2. Legittimazione, modalità, termini
2.2.3. Decisioni sui ricorsi
2.3. RECLAMI ELETTORALI
2.3.1. Casi di ammissibilità
2.3.2. Legittimazione, modalità, termini
2.3.3. Decisioni sui reclami elettorali
2.3.4. Procedimenti disciplinari nei confronti di iscritti alla Sezione B dell'Albo

3°CAPITOLO
TRATTAZIONE DEL GIUDIZIO DI IMPUGNAZIONE
3.1. ADEMPIMENTI DELLA SEGRETERIA PRIMA DELLA TRATTAZIONE DEI RICORSI E DEI RECLAMI
3.2. FASE PRELIMINARE
3.2.1. Indagini del Presidente
3.2.2. Visione degli atti
3.2.3. Nomina del relatore e suoi compiti
3.2.4. Audizione degli interessati e diritto di difesa
3.2.5. Trattazione del ricorso e del reclamo
3.2.6. Fase decisoria
3.2.7. Comunicazione dell'esito del ricorso
3.2.8. Spese processuali

4°CAPITOLO
RICORSI AVVERSO LE DECISIONI DEL C.N.A.P.P.C
4.1. RICORSO ALLA CORTE DI CASSAZIONE

Allegato nr° 1

GIURISPRUDENZA
�� Capitolo primo
�� Capitolo secondo
�� Capitolo terzo
�� Capitolo quarto

5°CAPITOLO
FAC SIMILE DEI DISPOSITIVI
All. 1. Convocazione dell'iscritto per essere udito
All. 2. Invito del Presidente ai membri del Consiglio per seduta del procedimento deontologico
All. 3. Atto di citazione dell'incolpato a seguito della deliberazione del Consiglio di avvio della procedura deontologica
All. 4. Comunicazione all'iscritto della sanzione disciplinare inflitta
All. 5. Comunicazione al P.M. della sanzione disciplinare inflitta
All. 6. Comunicazione al PM del ricevimento di un ricorso avverso deliberazione del Consiglio dell'Ordine
All. 7. Segnalazione ai vari Enti dei provvedimenti definitivi di sospensione o di cancellazione
All. 8. Invio degli atti di un ricorso al C.N.A.P.P.C

6°CAPITOLO
LEGISLAZIONE ESSENZIALE IN MATERIA DI PROCEDURA
6.1. PROCEDURE E COMPETENZE DEL CONSIGLIO DELL'ORDINE PROVINCIALE DEGLI ARCHITETTI, PPC IN MATERIA DISCIPLINARE
6.2. PROCEDURE E COMPETENZE DEL C.N.A.P.P.C. SUI RICORSI

PREMESSA

L'Ordinamento riserva alla categoria professionale e agli organi che ne sono espressione

potere di autonomia in relazione alla individuazione delle regole di comportamento. Tali

regole o norme deontologiche acquistano valenza prescrittiva nei confronti della condotta

etico sociale degli iscritti e doverosamente sanzionabili se non rispettate.

L'Ordine è titolare esclusivo del potere disciplinare, da esercitarsi secondo le forme e garanzie

previste dal Regolamento n. 2537/1925 e del D.M. 10/11/1948.

La presente Guida costituisce un valido strumento per l'applicazione, da parte degli Ordini,

delle procedure che occorre seguire per instaurare un corretto procedimento disciplinare nel

caso di infrazione deontologica o presunta tale da parte degli iscritti. Inoltre prevede gli

adempimenti per eventuali ricorsi o reclami.

Le sanzioni adottate dall'Ordine all'atto del procedimento disciplinare possono poi essere

impugnate dagli iscritti avanti il Consiglio Nazionale, che svolge, in tale ipotesi, funzioni di

carattere e contenuti giurisdizionali.

Si è ritenuto di articolare la Guida in un indice e sei capitoli più un allegato.

Il primo capitolo tratta dell'attività propria dell'Ordine, il secondo delle impugnazioni davanti

al Consiglio Nazionale in sede di Ordine, il terzo della trattazione del giudizio di trattazione in

sede ministeriale e di Consiglio Nazionale, il quarto dei ricorsi avverso le decisioni del

Consiglio Nazionale davanti alla Corte di Cassazione, il quinto del compendio della

modulistica utile per le varie fasi delle attività disciplinari, il sesto della legislazione in

materia procedurale compreso le ultime disposizioni ministeriali.

Infine, in allegato al capitolo quarto una raccolta di sentenze di Cassazione con opportuni

richiami all'interno della Guida.

 

CAPITOLO PRIMO

Procedimento disciplinare di competenza del Consiglio dell'Ordine

1.1.- Azione disciplinare.

L'azione disciplinare può trarre origine su iniziativa delle parti che vi abbiano interesse, su richiesta

del Pubblico Ministero o comunque d'ufficio in seguito a notizie di abusi e mancanze, avute anche in

via occasionale come ad esempio tramite la stampa, commessi dagli iscritti (art. 43 R.D. n. 2537/25).

Tali mancanze o abusi devono essere stati commessi nell'esercizio dell'attività professionale (101) e  (202).

Il Presidente di propria iniziativa o su decisione del Consiglio può, in qualsiasi momento, convocare il

proprio iscritto per acquisire informazioni, con riserva di poterle utilizzare, verificando in un momento

successivo l'opportunità di dare corso ad un procedimento disciplinare.

L'esercizio dell'azione disciplinare è soggetto alla prescrizione di 5 anni, decorrenti dal momento in

cui si è verificato il fatto.

Qualora si apprenda, anche occasionalmente, che a carico dell'iscritto sia stata adottata una sentenza di

condanna, spetterà al Consiglio esperire le iniziative più opportune per verificare l'esattezza della

notizia ai fini di una sua valutazione in sede disciplinare.

1.2.- La fase preliminare.

Il Presidente del Consiglio dell'Ordine è il titolare del potere esercitato nella fase preliminare

dell'istruttoria (art. 44, R.D. 2537/1925).

Per l'esercizio di tale funzione istruttoria può essere coadiuvato da un Consigliere con espressa

decisione del Consiglio (102).

Egli deve tendere all'accertamento dei fatti e delle circostanze che costituiscono violazione alle norme

deontologiche.

Assumerà tutte le informazioni che reputerà opportune per lo svolgimento delle indagini stesse e, se

necessario, potrà accedere ad uffici pubblici per estrazione della documentazione utile e, se del caso,

ricorrendo, attraverso l'intervento del Procuratore della Repubblica, agli organi di polizia giudiziaria.

In questa fase può sentire il professionista indagato al fine di trarre utili elementi.

1.3.- Conclusione della fase preliminare.

Il Presidente, verificati i fatti, valuta se i medesimi costituiscono o meno presupposto di violazione di

nome deontologiche:

- in caso negativo ( sentito il Consiglio) archivia il caso;

- in caso positivo convoca il Consiglio e l'indagato affinché sia udito.

Nell'apposita seduta, il Consiglio, su rapporto scritto od orale del Presidente, previa contestazione

scritta (vedi allegato) degli addebiti all'indagato ed uditolo in ordine ai medesimi, decide se vi sia

motivo per il rinvio a giudizio disciplinare.

L'inosservanza dell'obbligo di audizione dell'incolpato può comportare, se tempestivamente dedotta

dall'incolpato medesimo, la nullità del procedimento (103).

Della seduta deve essere stilato apposito verbale contenente le dichiarazioni rese dal Presidente, con

eventuale allegazione del rapporto scritto nonché degli atti e documenti prodotti, le dichiarazioni

fornite dall'indagato e dal suo difensore e/o esperto di fiducia, con eventuale allegazione degli atti e

documenti prodotti.

Nel caso il Consiglio ravvisi l'inesistenza di fatti e circostanze disciplinarmente rilevanti, decreta non

luogo a procedere.

L'art. 49 del R.D. 2537/1925 prevede, nell'ipotesi in cui, l'incolpato sia membro di un Consiglio

dell'Ordine che questo venga giudicato dal Consiglio dell'Ordine viciniore.

Il Presidente del Consiglio dell'ordine non è titolato ad entrare nel merito dell'istruttoria né del

procedimento, quindi trasmetterà tempestivamente il fascicolo all'Ordine viciniore determinato con

decisione del Consiglio sulla base della nota del Ministero di Grazia e Giustizia prot.n. 7/54/6326 del

11 novembre 1989 (allegato n.ro 1).

In caso di contenzioso circa l'individuazione dell'Ordine viciniore sarà competente la Corte di Appello

(104).

Di questa fase istruttoria non deve essere data comunicazione alla Procura della Repubblica.

1.4.- Procedimento disciplinare.

Nel caso in cui il Consiglio deliberi che vi sia motivo per il rinvio a giudizio disciplinare, il Presidente

apre formalmente il procedimento nominando un Consigliere Relatore, al quale trasmette gli atti

relativi alla fase preliminare con assegnazione di un termine entro cui produrre la relazione scritta al

Consiglio.

Il Presidente provvede a citare, attraverso l'ufficiale Giudiziario, l'incolpato a comparire a giorno e ora

fissati avanti al Consiglio dell'Ordine in un termine non inferiore a 15 giorni per essere sentito e per

presentare eventuali documenti a suo discarico.

E' bene ricordare che l'inosservanza del termine minimo di 15 giorni riportato sull'invito di

convocazione può essere motivo di richiesta da parte del ricorrente di annullamento di tutto il

procedimento (105), salvo che l'incolpato non si costituisca e presenti le proprie difese, senza nulla

eccepire in ordine a simile inosservanza.

L'atto di citazione contiene l'indicazione di:

- autorità procedente;

- professionista incolpato;

- fatti e circostanze contestati;

- norme deontologiche violate;

- giorno, ora e sede presso cui avrà luogo il dibattimento;

- facoltà di avvalersi di un'assistenza legale e/o di un esperto di fiducia (106).

Nella citazione va fatta circostanziata menzione di tutti gli addebiti da contestare e non limitarsi

soltanto agli articoli delle norme di deontologia violate (107).

1.5.- Celebrazione del procedimento disciplinare.

Nel giorno stabilito e indicato nel decreto di citazione si svolge la discussione in ordine ai fatti oggetto

del procedimento, con precisa verbalizzazione della seduta (108), e con l'intervento dei vari soggetti

secondo il seguente ordine:

- Relatore;

- Incolpato oppure un suo legale di fiducia;

Terminata la discussione, il Consiglio adotta la decisione sul merito, subito oppure in un secondo

tempo, eventualmente anche per l'esigenza sopravvenuta di nuovi accertamenti, previa nuova

convocazione dell'architetto per essere sentito dal Consiglio nelle forme regolamentari [NOTE 1) e 2)]

Alla deliberazione del provvedimento disciplinare devono concorrere gli stessi componenti che hanno

partecipato al dibattimento a pena di nullità del procedimento stesso (110).

La seduta si configura come una vera e propria "Camera di Consiglio" simile a quella della Aule

giudiziarie e, pertanto, ogni componente:

- non può entrare nella sala delle riunioni se la trattazione è già avviata;

- non può uscire dalla predetta sala fino a quando non si sia pervenuti alla decisione;

- non può astenersi, ma solo votare contro o a favore

Ai sensi della legge 117/88, art. 16, così come modificato da sentenza della Corte Costituzionale, il

Consigliere dissenziente può, a richiesta, mettere a verbale il proprio motivato dissenso.

Le decisioni del Consiglio sono adottate a maggioranza e, in caso di parità, prevale il voto del

Presidente, il quale, quindi, vota per ultimo (art. 8 D.M. 10 novembre 1948).

In via eccezionale, può manifestarsi la necessità di un rinvio ad altra seduta.

Nel caso risulti impossibile avere la presenza degli stessi componenti che hanno partecipato al

dibattimento, si dovrà procedere alla trattazione del caso "ex novo" con la riconvocazione delle parti.

Il verbale della seduta decisoria non deve riportare se la decisione è stata presa all'unanimità o a

maggioranza.

NOTE

1. Nella normativa che regola il procedimento non è prescritta, a pena di invalidità, né la continuità della

fase decisoria dopo la conclusione della discussione, né la lettura del dispositivo in udienza (109).

2. Va ricordato che per motivi di legittimi impedimenti la seduta può essere rinviata; inoltre, la seduta del

Consiglio in sede disciplinare, non è pubblica e le decisioni sono adottate senza la presenza degli

interessati.

1.6.- Contenuto del provvedimento disciplinare.

La deliberazione in caso di pronuncia di pene disciplinari, va presa su fatti sicuramente accertati e non

su convincimenti o sospetti.

Il provvedimento deve essere ben argomentato, deve illustrare puntualmente i fatti addebitati e, poi,

essere congruamente e compiutamente motivato (301).

Vanno indicati gli articoli delle norme deontologiche violate. In sintesi, la decisione del Consiglio

deve contenere l'indicazione di:

- Autorità emanante;

- Professionista incolpato;

- Oggetto dell'imputazione, contestazione degli addebiti ed elementi a discolpa portati

dall'interessato;

- Motivi su cui si fonda l'atto;

- Dispositivo con la specificazione della sanzione inflitta;

- Giorno, mese e anno in cui è stata pronunciata;

- Sottoscrizione del Presidente e del Segretario (111)

1.7.- Sanzioni

Le sanzioni disciplinari che il Consiglio può pronunciare sono:

a) l'avvertimento

b) la censura;

c) la sospensione dall'esercizio della professione per un tempo non maggiore dei sei mesi e di

due anni nei casi previsti dall'art. 6 della Legge 47/1985;

d) la cancellazione dall'albo.

L'avvertimento consiste nel dimostrare al colpevole le mancanze commesse e nell'esortarlo a non

ricadervi. Esso è dato con lettera del Presidente su delega del Consiglio.

La censura è una dichiarazione formale delle mancanze commesse e del biasimo incorso ed è

notificata all'iscritto per mezzo dell'ufficiale giudiziario.

Le sanzioni di sospensione dall'esercizio della professione e di cancellazione dall'albo, a seguito del

provvedimento disciplinare per motivi deontologici, comportano la cessazione dell'attività

professionale in corso.

Tali sanzioni sono immediatamente esecutive, e il ricorso al Consiglio Nazionale non ne sospende

automaticamente l'efficacia.

Peraltro, il ricorrente può proporre al Consiglio Nazionale istanza di sospensione dell'efficacia della

sanzione, ex art. 3, D.P.R. 1179/1971.

In tal modo il Consiglio Nazionale verrà posto in grado di decidere tempestivamente, prima dell'esame

nel merito del ricorso, sulla eventuale istanza di sospensiva avanzata dal ricorrente, e perciò disporre,

eccezionalmente, la sospensione dell'esecuzione del provvedimento impugnato, in applicazione

analogica della previsione processuale contenuta all'art. 21 della L. 1034/1971. (112)

Nel caso di sospensione dall'esercizio professionale o di cancellazione dall'albo, la decorrenza degli

effetti della sanzione può essere fissata con la stessa deliberazione consiliare a partire dal giorno

successivo a quello della notifica ovvero, più opportunamente, essere differita alla scadenza del

termine di trenta giorni stabilito dalla normativa vigente per la presentazione del ricorso, prevedendo

cioè che l'eventuale proposizione del ricorso nei termini comporta la proroga del differimento

dell'esecuzione della sanzione, fino alla definitiva decisione del C.N.A.P.P.C.

L'eventuale differimento degli effetti della sanzione non dovrà essere disposta in casi di colpevolezza

del tutto palese o riconosciuta dall'incolpato, ovvero in caso di comportamenti scorretti che potrebbero

continuare durante la sospensione della sanzione.

E' opportuno che, a garanzia dell'imparzialità dell'azione disciplinare, i Consigli degli Ordini

adottino, per l'attuazione della soluzione suggerita, una deliberazione di carattere generale - da portare

a conoscenza di tutti gli iscritti all'Albo - con la quale viene stabilita nei limiti suddetti, la

posticipazione della decorrenza della sanzione della sospensione dall'esercizio professionale, salvo

casi eccezionali per i quali il diniego della posticipazione dovrà essere adeguatamente motivato caso

per caso.

Le sanzioni diventano definitive quando non venga presentato ricorso nei termini prescritti o nel caso

in cui esso sia respinto dal C.N.A.P.P.C..

Nel caso di condanna alla reclusione e alla detenzione, il Consiglio a seconda delle

circostanze, può eseguire la cancellazione dall'albo o pronunciare la sospensione; quest'ultima ha

sempre luogo ove sia stato emesso ordine di custodia cautelare e fino alla sua revoca (113).

Qualora si tratti di condanna che impedirebbe l'iscrizione nell'albo, è sempre ordinata la cancellazione

dal medesimo.

Nei casi di sospensione obbligatoria e di condanna che impedirebbero l'iscrizione, i relativi

provvedimenti sono adottati dal Consiglio dell'Ordine, d'ufficio, senza attivare apposito procedimento

disciplinare.

Il procedimento disciplinare non deve essere sospeso in attesa dell'esito del giudizio penale poiché per

la sanzionabilità in sede disciplinare non è necessario che il comportamento abbia rilevanza penale

(114).

Nel caso in cui l'Ordine ravvisi la morosità dell'iscritto, può avviare un ordinario procedimento

disciplinare nei suoi confronti, che si concluderà, nel caso in cui persista la morosità, con la

sospensione dell'iscritto medesimo (v. art. 50, R.D. 2537/25).

Simile, particolare, provvedimento di sospensione ha efficacia e durata a tempo indeterminato, ovvero

fino a che l'iscritto non provveda a sanare la propria posizione, versando i contributi non pagati.

1.8.- Pubblicità dei provvedimenti disciplinari.

La censura, la sospensione e la cancellazione dall'albo sono notificate all'iscritto per mezzo

dell'ufficiale giudiziario.

I provvedimenti definitivi di sospensione dall'esercizio professionale e di cancellazione dall'albo

vengono inviati ai segg. uffici ed enti:

- Corte di appello,

- Tribunale,

- Prefettura,

- Camera di Commercio avente sede nel distretto dell'Ordine,

- Ministero della Giustizia,

- Ministero degli Interni,

- Ministero delle Infrastrutture e Trasporti,

- Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali,

- Ministero dell'Università e della Ricerca,

- Consiglio Nazionale,

- Consigli degli Ordini italiani.

- Procura della Repubblica,

- Sul Registro Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori

I provvedimenti disciplinari sono annotati nella cartella personale dell'iscritto. Gli atti del

procedimento depositati presso l'Ordine sono riservati e come tali debbono essere conservati.

1.9. Il consulente tecnico CTU

Il consulente tecnico è assoggettato alla responsabilità disciplinare, non solo in quanto iscritto

all'Ordine Professionale, ma anche nella sua veste di iscritto allo specifico albo dei consulenti tecnici.

La disciplina e le varie procedure sono indicate negli articoli 19, 20 e 21 delle Disposizioni per

l'attuazione del Codice di procedura civile.

In particolare, ed in base all'art.19 dispo. att. c.p.c., la vigilanza sui consulenti tecnici viene esercitata

dal Presidente del Tribunale, il quale ex officio o su istanza del Procuratore della Repubblica o del

Presidente dell'Ordine professionale, ha il potere di promuovere un procedimento disciplinare contro i

consulenti che non si siano attenuti ad una condotta morale e professionale specchiata o che non hanno

rispettato gli obblighi derivanti dagli incarichi ricevuti.

Competente per il giudizio disciplinare è lo stesso Comitato che decide sui professionisti da ammettere

nell'albo dei consulenti tecnici.

Il Comitato suddetto, ai sensi dell'art.13 delle disp. att.c.p.c., è presieduto dal Presidente stesso del

Tribunale ed è composto dal Procuratore della Repubblica e dal Presidente dell'unione dei

Professionisti ed Artisti, o meglio dai vari rappresentanti degli Ordini e Collegi professionali.

Prima di promuovere il giudizio, il Presidente del Tribunale contesta l'addebito al consulente,

raccogliendone la risposta scritta.

Qualora il Presidente stesso ritenga dover continuare il procedimento, invita l'architetto consulente

davanti al comitato disciplinare, il quale, sentito il professionista, prende la sua decisione.

In caso di verdetto negativo, è ammesso reclamo entro quindici giorni dalla notificazione al Comitato

costituito dal primo Presidente della Corte di Appello, dal Procuratore generale della Repubblica e da

un Presidente di sezione.

Questo Comitato, a seconda della gravità della mancanza, può confermare le sanzioni disciplinari

dell'avvertimento o della sospensione dall'albo dei consulenti per un periodo non superiore ad un anno,

o, infine, della cancellazione dall'albo dei consulenti.

1.10. Procedimenti disciplinari nei confronti di iscritti alla sezione b dell'albo pendenti avanti il

consiglio dell'ordine

I Consiglieri dell'Ordine iscritti alla Sezione B dell'albo giudicano gli incolpati iscritti nella medesima

Sezione.

Nel caso in cui vi sia un solo Consigliere dell'Ordine iscritto alla Sezione B, egli giudica in

composizione monocratica.

L'attività istruttoria, ivi compresa la deliberazione di avviare l'eventuale procedimento disciplinare,

rimane comunque affidata al Consiglio dell'Ordine nella sua completezza, secondo quanto disposto

dall'art. 44 del R.D. 2537/25.

Se non vi sono Consiglieri dell'Ordine iscritti alla Sezione B, il giudizio nei confronti di iscritti alla

stessa Sezione è affidato al Consiglio dell'Ordine territorialmente più vicino (cfr. nota del Ministero di

Grazia e Giustizia prot.n. 7/54/6326 dell'11 novembre 1989, allegato n.ro 1). Altrimenti, in caso di

mancanza di Consiglieri iscritti nella Sezione B nel Consiglio dell'Ordine territorialmente più vicino,

il procedimento è comunque svolto dal Consiglio dell'Ordine cui appartiene l'incolpato, anche in fase

decisoria.

 

CAPITOLO SECONDO

Impugnazione dinanzi al Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori(201)

2.1- TIPI DI IMPUGNAZIONE.

2.1- TIPI DI IMPUGNAZIONE.

Contro i provvedimenti disciplinari deliberati dal Consiglio dell'Ordine e come pure per eventuali

irregolarità nelle operazioni elettorali per il rinnovo dei Consigli degli Ordini stessi, possono aversi le

impugnazioni dinanzi al Consiglio Nazionale degli Architetti disciplinate dal D.M. 10 novembre 1948.

Le impugnazioni si distinguono in:

1a. - Ricorsi

2a. - Reclami

2.2- RICORSI

2.2.1- Casi di ammissibilità.

Il ricorso al Consiglio Nazionale è ammesso con riferimento al R.D. n. 2537/1925, solo nei seguenti

casi:

- in materia di iscrizione nell'albo (art. 10);

- in materia di cancellazione dall'albo e di riammissione (art. 21);

- in materia di revisione dell'albo (art. 22);

- in materia disciplinare (artt. 48 e 49);

sulle impugnative proposte anche nel merito contro le deliberazioni dell'Assemblea Generale

dell'ordine (art.14).

Non possono essere presi in esame, perché inammissibili, i ricorsi che vertono su altre questioni come

ad esempio, la liquidazione di parcelle o la mancata inclusione in elenchi tenuti da altri enti o

Amministrazioni.

Non possono, altresì, essere presi in esame ricorsi che abbiano ad oggetto determinazioni

interlocutorie del Consiglio dell'Ordine e che non siano conclusive di un procedimento disciplinare

(203).

2.2.2- Legittimazione, modalità, termini.

Il ricorso può essere proposto soltanto dal professionista "interessato" e dal Procuratore della

Repubblica.

Quest'ultimo è anche, e solamente, legittimato a ricorrere contro le delibere di proscioglimento

disciplinare, anche se il procedimento disciplinare sia stato richiesto da terzi.

La mancanza di legittimazione comporta per il ricorrente diverso da quelli prima citati,

l'inammissibilità del ricorso la quale è pregiudiziale a qualsiasi questione di merito.

E ciò, quindi, anche ove i fatti esposti possano apparire non immuni da censure.

Per quanto riguarda i requisiti di un ricorso, si deve tener presente quanto segue:

A) Nel ricorso devono essere indicati:

- autorità adita (C.N.A.P.P.C.);

autorità adita (C.N.A.P.P.C.);

- generalità del ricorrente;

- l'eventuale specificazione dell'indirizzo cui devono essere effettuate le comunicazioni dell'ufficio,

l'eventuale specificazione dell'indirizzo cui devono essere effettuate le comunicazioni dell'ufficio,

nonché l'eventuale delega a un difensore tecnico;

- gli estremi del provvedimento impugnato;

gli estremi del provvedimento impugnato;

- i motivi posti a fondamento dell'impugnazione;

i motivi posti a fondamento dell'impugnazione;

- le domande che si propongono.

le domande che si propongono.

B) Il ricorso deve essere redatto in bollo, nel valore vigente al momento dell'impugnazione (si

ammette anche l'uso della carta bollata "atti giudiziari" in considerazione della natura giurisdizionale

dell'atto stesso).

C) Se il ricorrente è il professionista, deve essere accompagnato da due copie in carta libera del ricorso stesso (art. 5).

D) Deve essere accompagnato dalla copia autentica della deliberazione impugnata.

E) Deve essere accompagnata dai documenti eventualmente necessari a comprovarne il fondamento.

F) Deve essere presentato - pena l'irricevibilità - nel termine perentorio di trenta giorni dalla

notificazione o dall'avvenuto ricevimento di lettera raccomandata con ricevuta di ritorno, con cui sia

comunicata all'interessato la deliberazione che si intende impugnare.

L'irricevibilità è pregiudiziale all'esame nel merito del ricorso (115).

G) E' accompagnato, quando non sia proposto dal Procuratore della Repubblica, dalla ricevuta di

versamento, da eseguirsi presso un Ufficio del registro, della tassa di ricorso.

Tale atto non è ritenuto indispensabile (a pena di irricevibilità) dalla giurisprudenza costituzionale che

ha ritenuto illegittimo l'art. 4 del Regolamento per la trattazione dei ricorsi dinanzi al C.N.A.P.P.C.

per l'inosservanza dei limiti propri delle norme regolamentari, non essendo tale norma autorizzata da

alcuna legge ed essendo in contrasto con le garanzie costituzionali di difesa con la conseguente sua

disapplicabilità da parte del giudice (C.N.A.P.P.C.), ai sensi dell'art. 5 all. E Legge 20.3.1865 n. 2248.

Tuttavia nel caso in cui il ricorso non sia corredato del versamento all'ufficio del Registro, il Consiglio

fissa al ricorrente un termine, per provvedere alla regolarizzazione.

H) Il ricorso, anche se diretto al Consiglio Nazionale, deve essere presentato o notificato presso

l'ufficio del Consiglio dell'Ordine che ha emesso la delibera che s'intende impugnare (art.5).

Ciò per dare allo stesso Consiglio dell'ordine la possibilità di svolgere le incombenze previste dal

citato art. 5 del regolamento per la procedura dei ricorsi e cioè:

- annotazione a margine del ricorso della data di presentazione del ricorso (necessaria per stabilire se il ricorso è nei termini);

- comunicazione al Procuratore della Repubblica del luogo ove ha sede l'Ordine, mediante l'invio di

copia del ricorso al fine di mettere il Procuratore della Repubblica, se lo ritiene, nella possibilità di

proporre a sua volta ricorso al Consiglio nazionale a sostegno o meno delle tesi del professionista

ricorrente.

- Comunicazione al professionista mediante l'invio di copia del ricorso se il ricorrente è il Procuratore

della Repubblica.

- Tenere depositati gli atti del ricorso per trenta giorni successivi alla scadenza del termine stabilito per

ricorrere (in totale 60 giorni dalla notifica della delibera impugnata) a disposizione del Procuratore

della Repubblica o del ricorrente i quali possono prendere visione, proporre deduzioni ed esibire

documenti;

Pur non essendo previsto, in questa fase, il rilascio di copia dei documenti, nulla osta a ché il

Presidente del Consiglio provinciale disponga il tal senso; ciò rispondendo a un'esigenza garantista

degli iscritti e ad una migliore immagine esterna dell'Ordine professionale e in linea con una

interpretazione estensiva ma sostanziale del diritto di difesa sancito nell'art. 24 Cost.

- trasmettere al Consiglio Nazionale degli Architetti P.P.C., trascorso il termine di cui al precedente

punto, il ricorso in originale, la prova della comunicazione al Procuratore ed al professionista, il

fascicolo degli atti ad esso relativi con le eventuali controdeduzioni e, con fascicolo separato, copia in

carta libera del ricorso e della deliberazione impugnata.

2.2.3- Decisioni sui ricorsi.

Il Consiglio Nazionale degli Architetti P.P.C., a seguito di trattazione del ricorso, decide in uno dei

seguenti modi:

a) Rigetto del ricorso nel merito;

b) Irricevibilità del ricorso in quanto

I.- fuori termine;

II.- Presentato direttamente al C.N.A.P.P.C. o ad altro giudice e non presso la sede del Consiglio

dell'Ordine che ha emanato il provvedimento impugnato.

c) Inammissibilità del ricorso, in quanto:

I.- proposto da chi non è legittimato a proporlo (ad es. privato non iscritto all'albo degli Architetti

P.P.C.);

II.- vertente su materia che non rientra nella competenza del Consiglio Nazionale degli Architetti

P.P.C. in sede giurisdizionale.

d) Accoglimento del ricorso.

e) Accoglimento parziale del ricorso con diminuzione dell'entità della pena disciplinare fino

all'"avvertimento".

Il C.N.A.P.P.C. non può aumentare l'entità della pena disciplinare perché altrimenti il ricorrente

correrebbe il rischio di un aggravio di pena rispetto ad un collega che, giudicato e punito dall'Ordine

per il medesimo fatto, non ha ritenuto di ricorrere.

Il C.N.A.P.P.C. può, invece, procedere all'aumento della pena se ricorrente è il Procuratore della

Repubblica - che, come è noto agisce nell'interesse della collettività - e se il Consiglio Nazionale

ritiene di accogliere una richiesta di tale genere.

f) Decisione interlocutoria, ai fini della acquisizione in giudizio di atti e documenti non depositati dalle

parti, ritenuti utili alla decisione;

g) Rimessione della Corte Costituzionale di tutti gli atti, previa sospensione del procedimento, quando

o su richiesta delle parti (ricorrente o Consiglio dell'Ordine), o anche d'ufficio (C.N.A. P.P.C.), viene

giudicata non manifestamente infondata una questione di illegittimità costituzionale di una norma, che

ha originato o ha disciplinato il procedimento oggetto del ricorso, rispetto o in contrasto con le norme

della Costituzione Italiana.

2.3- RECLAMI ELETTORALI

2.3.1- Casi di ammissibilità.

Il reclamo al Consiglio Nazionale degli Architetti P.P.C. è ammesso ai sensi dell'art. 6 del D.L.Lgt 23

novembre 1944 n. 382, contro i risultati dell'elezione del Consiglio dell'ordine provinciale.

2.3.2.- Legittimazione, modalità, termini.

Il reclamo elettorale può essere proposto soltanto da uno o più iscritti nell'albo nel cui ordine sono

avvenute le elezioni, anche con un unico atto. Non si può, tuttavia, non decidere sul reclamo proposto

dal Procuratore della Repubblica anche se non previsto dal citato D.L.Lgt. n. 382/1944 (204).

Il reclamo in materia elettorale si differenzia dalle altre impugnazioni perché:

1.- Può essere presentato o depositato direttamente al C.N.A.P.P.C., ovvero al Consiglio dell'Ordine

cui le elezioni contestate si riferiscono.

Nel primo caso la segreteria del C.N.A.P.P.C. trasmetterà al Consiglio dell'ordine la copia autenticata

del reclamo con le eventuali copie degli atti allegati, per chiedere la documentazione relativa allo

svolgimento delle operazioni elettorali (in primo luogo le copie dei verbali) e le contro deduzioni del

Consiglio dell'ordine neo - eletto;

2.- Può essere redatto anche in carta semplice e senza ricevuta di pagamento della tassa di ricorso;

3.- Deve essere proposto nel termine perentorio di dieci giorni dalla proclamazione degli eletti.

Il reclamo può considerarsi tempestivamente proposto solo quando, nel termine suddetto, sia stato

effettivamente depositato o presentato, non essendo sufficiente la tempestività della sola spedizione

postale (205).

Compete al C.N.A.P.P.C. disporre l'integrazione del contraddittorio nei confronti dei consiglieri eletti,

peraltro, occorre che il reclamo sia notificato ad almeno uno degli eletti (206).

Tuttavia nel caso in cui la mancata integrazione del contraddittorio venga eccepita di fronte alla Corte

suprema di Cassazione, il provvedimento adottato dovrà essere annullato con rinvio a C.N.A.P.P.C.

(207)(208).

2.3.3- Decisioni sui reclami elettorali.

Il C.N.A.P.P.C., a seguito di trattazione del reclamo, decide in uno dei seguenti modi:

1.- Rigetto del reclamo;

2.- Accoglimento del reclamo.

Il C.N.A.P.P.C.- se il reclamo verte su tutte le operazioni elettorali - procede all'annullamento di esse,

dando incarico al Presidente del Consiglio provinciale uscente di procedere nuovamente alle

operazioni elettorali.

2.3.4- Procedimenti disciplinari nei confronti di iscritti alla Sezione B dell'Albo.

I Consiglieri Nazionali iscritti alla Sezione B dell'Albo giudicano gli incolpati iscritti nella medesima

Sezione, svolgendo anche la attività istruttoria.

Nel caso in cui vi sia un solo Consigliere Nazionale iscritto alla Sezione B, egli svolge l'attività

istruttoria e giudica in composizione monocratica.

Se non vi sono Consiglieri Nazionali iscritti alla Sezione B, il giudizio nei confronti di iscritti alla

stessa Sezione - ivi compresa la fase istruttoria - è affidato al Consiglio Nazionale.

 

CAPITOLO TERZO

Trattazione del giudizio di impugnazione

3.1.- ADEMPIMENTI DELLA SEGRETERIA PRIMA DELLA TRATTAZIONE DEI RICORSI E

DEI RECLAMI.

Appena pervenuti i ricorsi e i reclami, la segreteria dei Consigli Nazionali Professionali - avente sede

presso il Ministero della Giustizia - accerta che gli atti pervenuti corrispondano a quelli menzionati e

che vi sia prova (copia della lettera raccomandata autenticata dal Presidente e dal Segretario

dell'Ordine con allegata ricevuta postale in originale) dell'invio della lettera raccomandata di

trasmissione di copia del ricorso al Procuratore della Repubblica (ciò vale per i ricorsi).

In mancanza di quanto sopra, provvede a farne richiesta al Consiglio dell'ordine per il dovuto

adempimento.

Completato il fascicolo, la segreteria di cui sopra procede alla fascicolazione degli atti con l'indice dei

documenti e con la numerazione delle pagine per ogni atto. Indi provvede alla consegna del fascicolo

del ricorso al Presidente del C.N.A.P.P.C. per la nomina del relatore.

3.2.- FASE PRELIMINARE.

3.2.1. Indagini del Presidente.

Nel giudizio di impugnazione è stata prevista la facoltà eventuale del Presidente del C.N.A.P.P.C. di

esperire delle indagini, prima della nomina del relatore, che in ogni caso non limitano i poteri istruttori

attribuiti al Consiglio dall'art. 8 D.M. 1948.

Tale potestà di iniziativa, non essendo finalizzata alla funzione inquisitoria propria del procedimento

disciplinare, appare rivolta piuttosto all'acquisizione preventiva di elementi utili per la decisione del

C.N.A.P.P.C., e quindi rivolta ad istruire compiutamente la causa per evitare il più possibile una

successiva attività istruttoria del Consiglio con il rinvio dell'udienza di discussione.

Tale funzione del presidente è infatti correlata al suo potere di nomina del Relatore e di fissazione

dell'udienza di discussione del ricorso.

3.2.2- Visione degli atti.

Ai sensi dell'art. 6 del D.M. 10.11.1948, presso il C.N.A.P.P.C. gli interessati possono prendere

visione degli atti e presentare documenti e memorie fino a quando non si sia provveduto alla nomina

del relatore.

Tale facoltà è estesa anche al solo legale di fiducia, munito di apposito mandato del ricorrente.

Con delibera del C.N.A.P.P.C. del luglio 1992, prot. n. 26570, approvata dal Ministero della Giustizia

con lettera del 16.11.1992, le parti possono prendere visione degli atti e dei documenti costituenti il

fascicolo processuale anche dopo la nomina del relatore e fino a 20 giorni prima dell'udienza di

trattazione, quando vengono acquisiti nuovi documenti a seguito di provvedimenti istruttori del

Consiglio, ovvero quando l'udienza venga rinviata a nuova data.

Ai sensi, inoltre, dell'art. 13 del D.M. 10.11.1948, le parti hanno diritto di chiedere copia degli atti,

salva la facoltà del Presidente del C.N.A.P.P.C. di rigettare la relativa istanza, purché con

provvedimento motivato (301).

3.2.3- Nomina del relatore e suoi compiti.

Il relatore può essere anche lo stesso Presidente del C.N.A.P.P.C. al quale va consegnato o spedito il

fascicolo del ricorso.

La nomina avviene con atto ufficiale da allegarsi al fascicolo, e può avvenire anche al di fuori della

riunione del Consiglio.

Ottenuto il possesso del fascicolo del ricorso, il relatore procede all'esame degli atti e, ove essi

vengano ritenuti sufficienti per la trattazione del ricorso, procede alla relazione scritta, informando la

Presidenza del C.N.A.P.P.C. di essere pronto per l'esame collegiale e per la decisione del Consiglio

Nazionale.

E' ammessa la relazione orale per motivi di urgenza.

Nel caso in cui il relatore ritenga che sia necessario acquisire agli atti ulteriori documenti o che

necessiti di esperire indagini sui luoghi dove risultano commesse le infrazioni disciplinari o dove si

sono svolte le elezioni, egli, per la sua funzione simile a quella di giudice istruttore nel processo

giudiziario, può, nel primo caso, invitare la Presidenza del C.N.A.P.P.C. a richiedere, in forma scritta,

i documenti richiesti, nel secondo caso, invece, previa autorizzazione della Presidenza, recarsi di

persona, accompagnato, se lo ritiene, dal funzionario di cancelleria addetto al Consiglio nazionale, nei luoghi predetti.

Simili incombenze istruttorie possono anche essere disposte collegialmente dal Consiglio Nazionale

con sentenza interlocutoria all'udienza fissata per la trattazione del ricorso o reclamo, qualora le

esigenze di acquisizione di atti e documenti sopraggiungano in tale momento.

3.2.4- Audizione degli interessati e diritto di difesa.

L'art. 7 del D.M. 10.11.1948 stabilisce che il presidente del C.N.A.P.P.C. può sentire il

professionista, che ne abbia fatto richiesta, nella persona del rappresentante legale (302).

Il Consiglio dell'Ordine provinciale ha facoltà di comparire personalmente dinanzi al C.N.A.P.P.C. e

di essere sentito su richiesta, nella persona del rappresentante legale.

Entrambi hanno la facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia, previa nomina rituale.

Le comunicazioni all'organo provinciale vanno effettuate presso la sede del medesimo, quelle

dell'incolpato, in difetto dell'indicazione del recapito, vanno effettuate presso la segreteria del

Consiglio Nazionale, che curerà la tenuta e il deposito di tali avvisi.

Va segnalato che recentemente la Corte di Cassazione, a salvaguardia del diritto di difesa

dell'incolpato: ha stabilito che, anche in mancanza di richiesta, deve invitare il ricorrente e, per il

contraddittorio, il rappresentante del Consiglio dell'Ordine che ha emesso il provvedimento

disciplinare e, inoltre, comunicare al Procuratore della Repubblica della sede dell'ordine la data di

trattazione del ricorso, nel caso che detta autorità volesse esprimere l'avviso del suo alto ufficio sulla

trattazione del ricorso, per iscritto o anche personalmente dinanzi al Consiglio Nazionale.

Per i reclami, invece, l'audizione avviene solo se vi è esplicita richiesta del reclamante. In tal caso si

procederà ad invitare anche il rappresentante del Consiglio dell'ordine, entrambi, se lo ritengono, con

l'assistenza di legale di propria fiducia.

3.2.5. Trattazione del ricorso e del reclamo.

Fissata la seduta per la trattazione del ricorso e/o del reclamo, il Presidente del C.N.AP.P.C (o colui

che lo sostituisce in caso di assenza) introduce la trattazione del caso.

Indi, invita il relatore a riferire sul ricorso o sul reclamo.

La relazione deve riguardare esclusivamente i fatti i ordine cronologico di date e tutte le circostanze

relative, omettendo, in quel momento, di esprimere il parere sull'accoglimento o sul rigetto del ricorso.

Al termine della relazione o dopo i chiarimenti forniti dal relatore ad eventuali domande dei

Componenti il C.N.AP.P.C, il presidente chiama, nell'ordine, per l'audizione, il Presidente (o suo

delegato) del Consiglio dell'ordine che ha emesso il provvedimento impugnato ed il ricorrente.

Nel caso di ricorsi, fino al momento in cui il collegio si ritira per decidere, possono essere presenti, per

meglio garantire il pieno e libero esplicarsi del diritto alla difesa sancito dall'art. 24 della Costituzione,

il ricorrente e le altre parti interessate, con facoltà di farsi assistere da legali o esperti di rispettiva

fiducia. L'udienza, peraltro, non è pubblica.

Per i reclami la procedura è la medesima, soltanto che nell'audizione, in questo caso da ammettersi

solo se richiesta dal reclamante, si darà la precedenza a quest'ultimo e, subito dopo, al Presidente (o

suo delegato) del Consiglio dell'Ordine, poiché in tale circostanza la difesa spetta a detto Consiglio.

Nel momento in cui si tratta un ricorso o reclamo, ogni componente del C.N.AP.P.C.:

- non può entrare nella sala delle riunioni se la trattazione è già avviata;

- non può uscire dalla predetta sala fino a quando non si sia pervenuti alla decisione sul ricorso.

Dopo le audizioni, nell'ambito del C.N.A.P.P.C. si procede alla valutazione della relazione e degli

interventi delle parti interessate, dopo di che si chiude la fase dibattimentale.

Il C.N.A.P.P.C., se ritiene necessario acquisire agli atti ulteriori documenti e/o sentire delle

testimonianze oppure ritenere indispensabile un approfondimento dei fatti da parte del relatore, rinvia

la trattazione del ricorso ad altra seduta. In tale caso si procederà ad una nuova trattazione con la

concessione alle parti (ricorrente e rappresentante dell'ordine) della possibilità di ulteriore audizione.

Se invece ritiene sufficienti gli elementi già in possesso e quelli acquisiti dall'intervento delle parti,

passa alla fase decisoria, e trattiene il ricorso o reclamo in decisione.

Dello svolgimento del giudizio deve essere redatto apposito verbale da parte del segretario,

contenente:

1.- il giorno, il mese e l'anno in cui ha luogo l'udienza;

2.- il nome del Presidente, dei membri e del Segretario;

3.- l'indicazione del ricorso esaminato;

4.- l'esposizione delle dichiarazioni rese dalle parti presenti;

5.- i provvedimenti adottati;

6.- Le firme del presidente e del Segretario.

In caso di impedimento o di assenza del Segretario alla seduta del Consiglio, il Presidente ne affida

temporaneamente le funzioni al membro presente meno anziano di età.

In realtà l'art. 11 del D.M. 10.11.1948 non prevede espressamente che il verbale contenga anche le

deduzioni esposte dalle parti sentite in udienza.

La corretta applicazione del principio costituzionale del diritto di difesa, invece, comporta

l'integrazione della previsione regolamentare in quanto ciascuna parte può svolgere la propria difesa

anche e soltanto in udienza, senza cioè essere vincolata al deposito di memorie scritte.

Per la compiuta disciplina sulla redazione del processo verbale, l'art. 11 del citato D.M. va integrato

dagli artt. 126 e 130 c.p.c., nonché dall'art. 46 delle disposizioni di attuazione dello stesso codice.

3.2.6. Fase decisoria.

Terminata la fase della discussione si passa a quella decisoria e da questo momento si configura una

vera e propria "Camera di Consiglio" simile a quella della Aule giudiziarie e, pertanto, ogni

componente del C.N.A.P.P.C.:

a) non può uscire dalla sala delle riunioni fino alla decisione;

b) non può far inserire a verbale alcuna dichiarazione;

c) non può astenersi, ma solo votare contro o a favore del ricorso o reclamo.

Ai sensi della legge 117/88, art. 16, così come modificato da sentenza della Corte Costituzionale, il

Consigliere dissenziente può, a richiesta, mettere a verbale il proprio motivato dissenso.

Il verbale, distinto da quello del procedimento, deve essere sigillato e conservato presso la cancelleria

dell'ufficio del Ministero della Giustizia.

Pertanto il C.N.A.P.P.C. decide nei modi in precedenza elencati, senza la menzione se la decisione è

stata presa all'unanimità o a maggioranza.

Anche nella fase decisoria, in via eccezionale, può manifestarsi la necessità di un rinvio ad altra

seduta. In tale caso, per la nuova seduta, si prospettano due ipotesi:

1.- o proseguire la fase decisoria (ossia la "Camera di consiglio") con gli stessi componenti presenti

nella seduta in cui è stato deciso il rinvio;

2.- o, nel caso in cui riesca difficile o impossibile avere la presenza dei componenti di cui al

precedente punto 1), si dovrà ripetere la trattazione del ricorso "ex novo", con la convocazione delle

parti, nelle due fasi: dibattimentale e decisoria (303).

Occorre precisare che le decisioni del Consiglio sono adottate a maggioranza e, in caso di parità,

prevale il voto del Presidente, il quale, quindi, vota per ultimo (art. 8 D.M. 10 novembre 1948).

A conclusione della Camera di Consiglio, sia sui ricorsi che sui reclami, il relatore consegna alla

segreteria del Consiglio Nazionale la minuta della decisione.

La minuta della decisione resterà in possesso della Segreteria per un termine di dieci giorni, entro il

quale i componenti del Consiglio che hanno partecipato alla seduta di Magistratura possono far

pervenire alla Segreteria medesima le proprie eventuali osservazioni, in assenza delle quali la minuta

si intenderà approvata.

La decisione è pronunciata in nome del Popolo Italiano. Essa deve contenere:

il nome del ricorrente;

l'oggetto dell'impugnazione

i motivi sui quali si fonda

il dispositivo

l'indicazione del giorno, mese ed anno in cui è pronunciata,

la sottoscrizione del Presidente e del Segretario. (vd. art. 9, D.M. 16 novembre 1948) (304).

3.2.7. Comunicazione dell'esito del ricorso.

La segreteria del C.N.A.P.P.C., appena in possesso della minuta della decisione adottata dal Consiglio

Nazionale. stesso, provvederà, munendola dei numeri necessari per inserirla nella raccolta, a stilare

l'originale per la firma del presidente e del Segretario del C.N.A.P.P.C. e a predisporre le copie

conformi all'originale, per le comunicazioni ed invio delle stesse:

a) al ricorrente

b) al Consiglio dell'Ordine interessato;

al Procuratore della Repubblica dove ha sede l'Ordine;

al Ministero della Giustizia - Direzione Generale degli Affari Civili e delle Libere professioni.

La Pubblicazione del sentenza ha luogo mediante deposito dell'originale nella segreteria (vd. art. 10,

D.M. 16 novembre 1948).

I fascicoli dei ricorsi e dei reclami e le decisioni in originale, sono poi conservati nell'archivio del

Consiglio Nazionale nella sede del Ministero della Giustizia.

3.2.8. Spese processuali.

Il giudizio di impugnazione del provvedimento dell'ordine provinciale ha natura giurisdizionale ed il

procedimento definito con sentenza.

La disciplina indicata dal D.M. 10.11.1948 non prevede alcuna disposizione riguardo al pagamento

delle spese processuali.

Una simile carenza tuttavia non determina l'impossibilità giuridica di una statuizione del giudice

(C.N.A.P.P.C.) circa la domanda di condanna alla rifusione delle spese sopportate per il ricorrente o

per resistere in giudizio.

Nel silenzio della norma, devono ritenersi applicabili per via analogica le disposizioni del vigente

codice di procedura civile le quali rappresentano sull'argomento un principio di ordine generale

suscettibile di immediata operatività.

I riferimenti normativi sono gli artt. 91 e ss. c.p.c..

Il C.N.A.P.P.C., con la decisione che chiude il processo innanzi a sé, qualora vi sia espressa domanda,

condanna la parte soccombente al rimborso delle spese a favore dell'altra, liquidandone l'ammontare.

Nel caso la parte abbia nominato un proprio difensore, il C.N.A.P.P.C. procede contestualmente anche

alla liquidazione degli onorari di difesa (art. 91, co. 1° c.p.c.).

E' opportuno sottolineare che, se vi è soccombenza reciproca o concorrono altri giusti motivi (che non

devono essere esternati nella sentenza), il Consiglio Nazionale può sempre compensare, per intero o

parzialmente, le spese tra le parti (art. 92, co. 2° c.p.c.).

 

CAPITOLO QUARTO

Ricorsi avverso le decisioni del Consiglio Nazionale Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori

4.1. RICORSO ALLA CORTE DI CASSAZIONE.

Avverso le decisioni del C.N.A.P.P.C è ammesso ricorso alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione

nei casi di incompetenza e di eccesso di potere (art. 17 R.D. n. 2537/25), nonché per violazione di

legge (art. 111 Costituzione) (401).

Non è ammesso altro mezzo di impugnazione, né in via amministrativa, né in via giurisdizionale.

Benché la norma appena richiamata lasci pensare ad una competenza esclusiva delle SS.UU., la

giurisprudenza della Suprema corte ha ritenuto di competenza delle sezioni semplici la trattazione

delle controversie non vertenti su questioni di giurisdizione (402).

E' opportuno segnalare che le norme deontologiche non possono essere impugnate innanzi alla Corte

di Cassazione per violazione di legge; infatti, le regole deontologiche non assurgono a norme

dell'ordinamento generale, ma operano quali regole interne alla particolare categoria professionale e,

quindi, la loro individuazione e applicazione è compito che attiene al merito del giudizio disciplinare.

Ne consegue, pertanto, che l'indagine della Cassazione non può estendersi oltre il sindacato di

legittimità formale in correlazione e nei limiti del vizio di difetto di motivazione (art. 360 n. 5 c.p.c.)

(403).

Il sindacato della Suprema Corte, inoltre, non può avere ad oggetto censure volte a prospettare vizi

della decisione o del procedimento svoltosi dinanzi al consiglio provinciale dell'Ordine (404). La

stessa gravità dell'addebito non può essere oggetto di valutazione poiché attinente al merito della

decisione impugnata (405).

In sostanza, il sindacato della Cassazione non può estendersi al controllo della correttezza della

configurazione, effettuata dall'Organo professionale, se una determinata condotta, posta in essere da

un iscritto all'albo, costituisce o meno violazione di una regola deontologica.

Inoltre il C.N.A.P.P.C., in quanto organo giurisdizionale emanante la sanzione impugnata, è privo

della qualità di parte nel giudizio di cassazione (406).

Possono, invece, essere parti nel giudizio a cui il ricorso va notificato, il Consiglio dell'Ordine in

quanto autorità emenante la sanzione e perciò interessata al suo mantenimento, e il Pubblico Ministero

in quanto portatore di un interesse pubblico da tutelare.

Al giudizio, sia dinanzi le sezioni semplici sia dinanzi le SS.UU., si applicano le norme del codice di

rito civile (407).

 

GIURISPRUDENZA

Capitolo primo

(101)

ARCHITETTI IMPIEGATI NELLA P.A.

Cass., sez. un., 23-07-1993, n. 8239.

Il consiglio dell'ordine degli architetti è competente ad irrogare sanzioni disciplinari

per comportamenti contrari alla deontologia professionale ai soggetti che, iscritti

all'albo, siano contemporaneamente dipendenti di una p.a.

(102)

IL PRESIDENTE è COMPETENTE PER LE INDAGINI

Cass., sez. III, 02-08-2000, n. 10125.

L'art. 44 r.d. 23 ottobre 1925 n. 2537 nel disciplinare la fase preliminare al giudizio

disciplinare a carico di ingegneri ed architetti individua il presidente dell'ordine

professionale quale organo competente per la raccolta e verifica degli elementi da

sottoporre al consiglio e per la redazione del relativo rapporto; tale individuazione di

competenza non impedisce al presidente dell'ordine - senza delega in generale della

funzione - la nomina di un coadiutore, che possa collaborare con lui e sotto la sua

responsabilità alla fase preliminare.

(103)

AUDIZIONE DELL'INCOLPATO PRIMA DELL'AVVIO DEL PROCEDIMENTO

Cass., sez. un., 04-11-1994, n. 9128.

In tema di procedimento disciplinare a carico di ingegneri ed architetti,

l'inosservanza, da parte del consiglio dell'ordine, dell'obbligo previsto dall'art. 44, 1º

comma, r.d. n. 2537 del 1925, circa l'audizione dell'incolpato prima della decisione di

apertura del procedimento (nella specie, essendo stato l'architetto sentito dal solo

presidente su delega di detto consiglio), comporta, se tempestivamente dedotta

(secondo le norme ed i principi del rito penale, applicabili per analogia alla materia

disciplinare, in mancanza di specifiche disposizioni in contrario), la nullità dell'indicata

decisione, trattandosi di violazione grave dello specifico diritto di difesa del

professionista, posto dalla citata disposizione a tutela dell'interesse dello stesso a

non essere senza necessità, sottoposto al giudizio disciplinare.

(104)

INCOMPETENZA TERRITORIALE

Cass., sez. III, 19-11-1999, n. 12837.

In tema di procedimento disciplinare a carico di ingegneri e architetti ed in ipotesi di

translatio del giudizio ad un consiglio dell'ordine diverso da quello di appartenenza

dell'incolpato, ai sensi dell'art. 49 r.d. 23 ottobre 1925 n. 2537, l'interessato che

ritenga illegittima la suddetta translatio ha l'onere di sollevare immediatamente la

questione, eventualmente chiedendo in proposito una decisione del primo presidente

della corte d'appello, come previsto dall'art. 49 cit. non potendo, in mancanza, porre

la questione di competenza territoriale per la prima volta dinanzi al consiglio

nazionale.

(105)

TERMINE 15 GG PER COMPARIRE (cdo)

Cass., sez. III, 16-07-1999, n. 7506.

Nel procedimento disciplinare a carico di un architetto, la tutela del diritto di difesa

dell'incolpato (da assicurarsi anche nella fase amministrativa davanti al locale

consiglio dell'ordine, che compie un'attività di carattere istruttorio preordinata - e

funzionalmente connessa - a quella successiva di natura giurisdizionale), impone

che, tra la data della citazione dell'inquisito davanti al consiglio medesimo (art. 44, 2º

comma, r.d. 23 ottobre 1925 n. 2537) e l'udienza fissata per la sua audizione

intercorra un termine, di natura perentoria, non inferiore a quindici giorni, la cui

inosservanza determina la nullità della citazione e degli atti ad essa susseguenti; la

nullità derivante dal mancato rispetto di tale termine deve, peraltro, ritenersi sanata

(in applicazione analogica delle norme processualpenalistiche dettate in tema di

nullità della citazione per inosservanza del termine a comparire) in tutti i casi in cui

l'incolpato, comparendo personalmente, nulla eccepisca in ordine alla predetta

nullità, svolgendo senz'altro le proprie difese nel merito.

(106)

DIRITTO DI DIFESA

Cass., sez. un., 28-11-1994, n. 10125.

Nel procedimento disciplinare a carico di ingegneri ed architetti, il diritto di difesa

dell'incolpato (inderogabilmente garantito ex art. 24 cost. nella procedura di natura

giurisdizionale innanzi al consiglio nazionale dell'ordine, ma riguardante anche la

fase amministrativa che si svolge davanti al consiglio provinciale) implica che lo

stesso debba essere posto in grado di essere sentito e di farsi assistere da un

difensore o da un esperto di sua fiducia; con la conseguenza che l'avviso di

fissazione della seduta del consiglio nazionale deve essere portato a conoscenza

dell'incolpato con congruo anticipo, a pena della nullità della decisione adottata in

difetto dell'indicato adempimento, e che la tempestività della comunicazione va

verificata con riferimento alla data di ricevimento della stessa da parte del

destinatario, non già a quella di spedizione.

(107)

INDICAZIONE SPECIFICA DEI FATTI (ART 44 2°co.)

Cass., sez. III, 16-07-1999, n. 7506.

In tema di procedimenti disciplinari a carico di un architetto, qualora l'incolpato sia

stato sentito, nella fase istruttoria, sui «fatti che formano oggetto dell'imputazione»

(ex art. 44, 1º comma, r.d. 23 ottobre 1925 n. 2537), non occorre che il decreto di

citazione a comparire dinanzi al consiglio dell'ordine contenga l'indicazione specifica

di tali fatti (così come previsto dal 2º comma dell'art. 44 cit.), essendo sufficiente, per

converso, un concreto e certo riferimento ai fatti stessi per la correlazione

cronologica tra la fase istruttoria e quella successiva del giudizio, nonché lo specifico

richiamo all'articolo violato delle norme di etica professionale.

(108)

VERBALE D'UDIENZA

Cass., sez. un., 26-11-1996, n. 10491.

Nel procedimento disciplinare a carico degli ingegneri, l'estratto del verbale

contenente le dichiarazioni istruttorie dell'incolpato fa fede sino a querela di falso e

tale fede privilegiata non consente alla parte di negarne la corrispondenza alle

dichiarazioni rese, senza avvalersi dell'indicata procedura.

(109)

NON E' NECESSARIA UNA CONTINUITA' TRA FINE DELLA FASE DECISORIA,

LA DECISIONE E LA LETTURA DEL DISPOSITIVO

Cass., sez. un., 10-01-1997, n. 187.

Nel procedimento disciplinare a carico degli ingegneri e degli architetti, non è

prescritta, a pena di invalidità, la continuità della fase decisoria dopo la conclusione

della discussione, né è prevista la lettura del dispositivo in udienza, sicché, l'art. 44

r.d. n. 2357 del 1925, nel contemplare che il consiglio dell'ordine provveda in esito

alla discussione, non implica che la deliberazione debba necessariamente essere

adottata nella stessa seduta all'uopo fissata e, quindi, non osta a che la camera di

consiglio si protragga per ulteriori sedute, con il consequenziale differimento della

deliberazione medesima.

Cass., 18-04-1988, n. 3044.

Nel procedimento disciplinare a carico di architetti - avanti ai competenti organi

professionali - non è prescritta, a pena di invalidità, né la continuità della fase

decisoria, dopo la conclusione della discussione, né la lettura del dispositivo in

udienza.

(110)

COMPOSIZIONE DEL COLLEGGIO (DIBATTIMENTO E DELIBERAZIONE)

Cass., sez. un., 10-01-1997, n. 187.

I procedimenti disciplinari riguardanti gli iscritti all'ordine degli architetti, per quanto

non espressamente previsto dalle disposizioni in materia, sono regolati, per analogia,

dalle norme del codice di procedura penale, il quale, al 2º comma dell'art. 525,

prevede la nullità assoluta della sentenza se alla deliberazione non concorrono gli

stessi giudici che hanno partecipato al dibattimento; è, pertanto, nullo il

provvedimento disciplinare emesso nei confronti di un architetto, nel caso in cui nel

corso dello svolgimento del procedimento disciplinare si siano succeduti diversi

consigli dell'ordine, restando irrilevante che nel corso del procedimento stesso non

siano mai mutate le persone fisiche del relatore e del presidente.

(111)

SOTTOSCRIZIONE DEL PROVVEDIMENTO DISCIPLINARE

Cass., sez. un., 16-04-1997, n. 3286. (ingegneri)

L'omessa sottoscrizione della decisione del consiglio dell'ordine degli ingegneri da

parte del relatore non comporta che debba ritenersi redattore della delibera altro

soggetto e cioè il consigliere segretario e conseguentemente ciò non rende illegittima

la decisione stessa per contrasto con l'art. 39 r.d. 23 ottobre 1925 n. 2537

(contenente il regolamento per la professione di ingegnere) che, nel delineare le

funzioni del consigliere segretario, prevede che lo stesso stenda le delibere consiliari

«eccetto quelle relative ai giudizi disciplinari che saranno compilate dai relatori»: può

infatti applicarsi analogicamente alle delibere in oggetto la disciplina prevista dal d.m.

1 gennaio 1948 (che ha approvato il regolamento delle norme di procedura per la

trattazione dei ricorsi dinanzi al consiglio nazionale degli ingegneri) che prevede che

la decisione di detto organo è sottoscritta dal presidente e dal segretario.

(112)

DIVIETO DI RICORRERE ALL'A.G.O EX ART. 700 C.P.C.

Cass., 26-07-1990, n. 7552.

Il provvedimento disciplinare di sospensione dall'esercizio della professione, adottato

da un consiglio provinciale dell'ordine degli architetti, è impugnabile dinanzi al

consiglio nazionale di detto ordine, quale organo di giurisdizione speciale, anche con

riguardo alle contestazioni inerenti all'immediata esecutività della sanzione; deve

pertanto escludersi che l'interessato, sia pure al limitato fine di rimuovere

quell'esecutività, possa adire in via d'urgenza il pretore, ai sensi degli art. 700 seg.

c.p.c., considerando che i poteri attribuiti al giudice ordinario da tali norme non

pongono deroghe ai principi sul riparto della giurisdizione, e, quindi, sussistono solo

per la tutela di posizioni soggettive rientranti nella cognizione del medesimo giudice

ordinario.

Cass., 12-06-1990, n. 5702.

All'architetto, colpito da sanzione disciplinare inflitta dal locale consiglio dell'ordine,

deve negarsi la possibilità di adire il pretore, ai sensi dell'art. 700 c.p.c., per ottenere

in via cautelare e d'urgenza la rimozione della esecutività di quella sanzione (nella

specie, sospensione dall'esercizio della professione), considerando che le sue

posizioni soggettive sono tutelabili con ricorso al consiglio nazionale dell'ordine

(organo di giurisdizione speciale) e che le attribuzioni conferite al pretore dalla citata

norma riguardano solo le materie devolute alla cognizione del giudice ordinario.

(113)

SOSPENSIONE DALL'ALBO IN CASO DI PROVVEDIEMNTO RESTRITTIVO

PENALE

Cass., sez. un., 15-11-1994, n. 9596.

In tema di procedimento disciplinare a carico di ingegneri e architetti, la norma

dell'art. 46 r.d. 23 ottobre 1925 n. 2537 - per la quale nel caso in cui il professionista

sia colpito da mandato di cattura il consiglio dell'ordine deve pronunciarne la

sospensione dall'albo fino alla revoca del provvedimento restrittivo - è ispirata

all'esigenza di adeguare la situazione di diritto (sospensione temporanea

dall'esercizio della professione) a quella di fatto (impossibilità di tale esercizio da

parte del professionista in stato di cattura); ne consegue che il passaggio dal sistema

del mandato di cattura (previsto nel codice di procedura penale abrogato) a quello

della custodia cautelare (previsto nel codice di procedura vigente) non incide sulle

finalità della norma sopra menzionata, poiché con l'avvento del nuovo codice sono

divenute più severe le condizioni per l'emanazione della misura restrittiva della libertà

personale che, però è rimasta invariata negli effetti e nella sua ragione ispiratrice.

(114)

EFFETTI DEL GIUDIZIO PENALE SU QUELLO DISCIPLINARE

Cass., sez. III, 19-04-2000, n. 5076.

Nell'ipotesi in cui, avviato procedimento disciplinare a carico di un ingegnere per un

fatto per il quale egli risulti imputato, insieme ad altri, in un procedimento penale, il

professionista abbia richiesto l'applicazione della pena ai sensi dell'art. 444 c.p.p.,

non va disposta la sospensione del procedimento disciplinare fino alla definizione del

procedimento penale nei confronti dei coimputati, atteso che anche una eventuale

sentenza di assoluzione perché il fatto non sussiste o l'imputato non lo ha commesso

non potrebbe avere effetti sul giudizio disciplinare ai sensi dell'art. 653 c.p.p., tale

norma presupponendo la coincidenza tra il soggetto imputato (e assolto) in sede

penale e il soggetto incolpato in sede disciplinare; ai fini della decisione in sede

disciplinare, peraltro, non rileva che la sentenza resa ai sensi dell'art. 444 c.p.p. non

contenga un accertamento della responsabilità penale e che i coimputati dello stesso

reato (nella specie, corruzione) siano poi stati assolti perché il fatto non sussiste,

atteso che per la sanzionabilità in sede disciplinare non è necessario che il

comportamento assuma rilevanza penale, dovendo la sanzione essere inflitta in

relazione a comportamenti del professionista deontologicamente scorretti, anche se

non integranti ipotesi di reato.

(115)

SOSPENSIONE FERIALE DEL TERMINE PER RICORRERE AL CNA

Corte cost., 29-07-1992, n. 380.

L'architetto destinatario di una punizione disciplinare inflittagli dal consiglio dell'ordine

ha diritto di ricorrere al consiglio nazionale, avvalendosi della difesa tecnica, al fine

dell'impugnativa del provvedimento assunto come ingiusto; pertanto, è

costituzionalmente illegittimo, in relazione agli art. 3 e 24 cost., l'art. 1, l. 7 ottobre

1969, n. 742 nella parte in cui non dispone che l'istituto della sospensione dei termini,

durante il periodo feriale, si applichi anche a quello stabilito per ricorrere, avverso le

delibere dei consigli provinciali, al consiglio nazionale degli architetti.

Cass., sez. un., 03-06-1993, n. 6177.

Il termine, previsto dall'art. 16 r.d. 23 ottobre 1925 n. 2537, per proporre ricorso

avverso le delibere dei consigli dell'ordine degli architetti al consiglio nazionale, è

soggetto alla sospensione nel periodo feriale disposta dalla l. n. 742 del 1969.

Capitolo secondo

(201)

GIURISDIZIONE SPECIALE DEL CNA

Cass., 13-07-1987, n. 6102.

In tema di iscrizione nell'albo professionale degli ingegneri, il ricorso al consiglio

In tema di iscrizione nell'albo professionale degli ingegneri, il ricorso al consiglio

nazionale degli ingegneri, avverso le deliberazioni del locale consiglio dell'ordine, e

poi il ricorso alle sezioni unite della corte di cassazione, contro le pronunce di detto

consiglio nazionale, secondo le previsioni della l. 24 giugno 1923, n. 1395 e del

regolamento approvato con r.d. 23 ottobre 1925, n. 2537, integrano un sistema di

adeguata tutela dei diritti soggettivi degli interessati, manifestamente non in contrasto

con gli art. 24 e 113 cost., anche in considerazione del fatto che il consiglio nazionale

configura un organo giurisdizionale speciale, istituito prima dell'entrata in vigore della

costituzione medesima (quindi escluso dal divieto di cui all'art. 102, 2º comma di

essa, e legittimamente operante fino a quando non venga attuata la revisione

contemplata dalla VI disposizione transitoria).

Cass., sez. un., 21-11-1997, n. 11622.

I ricorsi avverso i provvedimenti di cancellazione dall'albo adottati dai consigli

provinciali degli ingegneri sono devoluti alla giurisdizione del consiglio nazionale

dell'ordine - e non a quella dei Tar, ai sensi dell'art. 2 l. 6 dicembre 1971 n. 1034 - a

prescindere dalla circostanza che il provvedimento stesso sia stato adottato

nell'esplicazione di funzioni disciplinari o di quelle di tenuta dell'albo.

(202)

ARCHITETTI DIPENDENTI DI UNA P.A.

Cass., sez. un., 23-07-1993, n. 8239.

Il potere disciplinare spettante al consiglio dell'ordine degli ingegneri e degli architetti,

in forza dell'art. 5, n. 4, l. n. 1395 del 1923, per la repressione degli abusi e delle

mancanze di cui gli iscritti si rendono colpevoli nell'esercizio della professione, non si

riferisce solo alla professione espletata secondo un modello organizzativo autonomo,

ma anche a fatti e violazioni connessi allo svolgimento di ogni attività che sia

estrinsecazione delle particolari conoscenze tecniche attestate dal titolo di studio,

con la conseguenza che, nei confronti degli iscritti che siano pubblici dipendenti,

detto potere può essere legittimamente esercitato anche con riguardo a violazioni di

norme deontologiche inerenti l'esercizio di attività legata allo status del professionista

e svolta nell'ambito del rapporto di lavoro (in forza di tali principi, la suprema corte ha

confermato la decisione del consiglio dell'ordine professionale, che aveva ritenuto la

responsabilità disciplinare di un architetto, dirigente dell'ufficio assetto del territorio

del comune, per aver contribuito alla istruzione di «assensi edilizi» in relazione a

progetti contrastanti con il piano di fabbricazione e con le c.d. «misure di

salvaguardia»).

(203)

SONO IMPUGNABILI DAVANTI AL CNA SOLAMENTE LE DECISIONI CHE HANNO DEFINITO IL PROCEDIMENTO DISCIPLINARE

Cass., sez. un., 02-06-1997, n. 4904.

Le decisioni in materia disciplinare del consiglio dell'ordine degli architetti avverso le

quali, ai sensi dell'art. 48 r.d. n. 2537 del 1925, può essere proposta impugnazione

da parte dell'interessato innanzi al consiglio nazionale sono quelle che hanno definito

il procedimento disciplinare con la scelta di una delle sanzioni di cui all'art. 45 citato

r.d. e non anche quelle, meramente interlocutorie, aventi il più limitato fine di dare

impulso al procedimento disciplinare (in applicazione dell'enunciato principio, le

sezioni unite della suprema corte hanno confermato la decisione del consiglio

nazionale degli architetti che aveva dichiarato inammissibile il ricorso avverso il

provvedimento di un consiglio locale che aveva rigettato l'istanza di un incolpato di

sospensione del procedimento disciplinare sino all'esito di quello penale).

(204)

RECLAMI ELETTORALI: IL PROCURATORE DELLA REPUBBLICA NON è PARTE NECESSARIA

Cass., sez. un., 20-02-1996, n. 1283.

Nei procedimenti in materia elettorale, che si svolgono davanti ai consigli nazionali

degli ordini professionali (nella specie, dinanzi a quello degli architetti), non è parte il

procuratore della repubblica presso il tribunale del luogo in cui abbia sede il consiglio

dell'ordine locale, con la conseguenza che all'indicato organo del p.m. non va

notificato neanche il ricorso per cassazione avverso la decisione del consiglio

nazionale dell'ordine.

(205)

RECLAMI ELETTORALI TERMINE DI 10GG DALLA PROCLAMAZIONE

Cass., sez. un., 10-12-1993, n. 12161.

In materia di elezioni dei consigli degli ordini degli ingegneri (e delle altre professioni

di cui all'art. 1 d.leg.lgt. 23 novembre 1944 n. 382), l'art. 6 del detto decreto,

stabilendo che contro i risultati elettorali ciascun professionista può proporre reclamo

alla commissione centrale (ora consiglio nazionale) entro dieci giorni dalla

proclamazione, prevede un atto introduttivo del relativo procedimento - che ha natura

giurisdizionale - che equivale, nella forma, al ricorso, con la conseguenza che

soggiace alla disciplina a questo riservata dall'ordinamento processuale e può

ritenersi tempestivamente proposto solo quando, nel termine suddetto, sia stato

effettivamente depositato o presentato al giudice competente, non essendo

sufficiente la tempestività della sola spedizione postale, senza che possa la contraria

soluzione desumersi dal regolamento del detto consiglio, di cui al d.m. 1 ottobre 1948

(concernente materie diverse da quella elettorale) e senza che tale disciplina implichi

dubbi di legittimità costituzionale.

(206)

INTEGRAZIONE DEL CONTRADDITTORIO NEI RECLAMI ELETTORALI

Cass., sez. III, 06-04-2001, n. 5153.

Il reclamo proposto avverso il risultato delle elezioni dei consigli degli ordini

professionali, ex art. 6 d.leg.lgt. 23 novembre 1944 n. 382, è ammissibile, una volta

che sia tempestivamente depositato o presentato presso il consiglio nazionale entro il

termine di dieci giorni dalla proclamazione, pur in difetto di preventiva notifica anche

ad uno solo degli eletti, competendo all'organo di giurisdizione domestica destinato a

conoscere il reclamo disporre che il contraddittorio sia costituito nei confronti dei

consiglieri risultati eletti, che - in quanto titolari di un diritto soggettivo alla

conservazione del risultato elettorale - devono essere chiamati a partecipare al

giudizio.

(207)

Cass., sez. un., 20-02-1996, n. 1283.

In tema di elezioni dei consigli locali degli ordini professionali (nella specie, quello

degli architetti), il procedimento, promosso con reclamo al consiglio nazionale contro

i risultati elettorali (art. 6 d.leg.lgt. n. 382 del 1944), ha natura giurisdizionale e,

pertanto, è soggetto ai principi generali in tema di regolare instaurazione del

contraddittorio tra i reclamanti e coloro che hanno interesse diretto al rigetto del

reclamo; con la conseguenza che, qualora taluno dei reclamanti non sia stato

convocato per l'udienza di trattazione davanti al consiglio nazionale - e non sia stato,

pertanto, messo in grado di esporre le proprie ragioni - la decisione deve essere

annullata, con rinvio al consiglio nazionale medesimo affinché provveda

all'integrazione del contraddittorio.

(208)

Cass., sez. un., 11-06-1998, n. 5804.

La scadenza del mandato elettorale, e la conseguente rinnovazione di un organismo

elettivo (nella specie, consiglio provinciale dell'ordine degli architetti), comportano il

venir meno dell'interesse alla decisione nei giudizi in cui si controverta della

legittimità delle operazioni elettorali relative all'elezione dell'organismo scaduto, con

la conseguenza che, pure se tale circostanza verificatasi in precedenza emerga solo

nel corso del giudizio di legittimità, la corte di cassazione deve, anche d'ufficio,

dichiarare l'inammissibilità del ricorso per cessazione della materia del contendere.

Capitolo terzo

(301)

RIGGETTO ISTANZA DI RILASCIO COPIA DOCUMENTI (CNA)

Cass., sez. un., 18-03-1992, n. 3356.

Nel procedimento d'impugnazione, dinanzi al consiglio nazionale degli architetti, di

provvedimenti disciplinari adottati dal locale consiglio dell'ordine, è legittimo, se

adeguatamente motivato, il provvedimento di rigetto, da parte del presidente del

detto consiglio nazionale, dell'istanza di rilascio di copia degli atti avanzata dal

difensore dell'incolpato.

(302)

DIFESA DI UN AVVOCATO

Cass., 18-04-1988, n. 3044.

Le norme regolamentari che disciplinano il procedimento - di natura giurisdizionale -

dinanzi al consiglio nazionale degli architetti, di impugnazione di provvedimenti

disciplinari adottati dai locali consigli dell'ordine, non contenendo alcuna disposizione

che vieti, tassativamente, l'assistenza di un difensore, devono interpretarsi nel senso

che sia consentito, all'inquisito, che ne abbia fatto richiesta, non solo di comparire e

farsi udire personalmente, ma anche, eventualmente, di farsi assistere da un

difensore o da un esperto di sua fiducia. (vd. anche 105)

(303)

PRINCIPIO DI IMMUTABILITà DEL GIUDICE

Cass., sez. un., 10-01-1997, n. 187.

I procedimenti disciplinari riguardanti gli iscritti all'ordine degli architetti, per quanto

non espressamente previsto dalle disposizioni in materia, sono regolati, per analogia,

dalle norme del codice di procedura penale, il quale, al 2º comma dell'art. 525,

prevede la nullità assoluta della sentenza se alla deliberazione non concorrono gli

stessi giudici che hanno partecipato al dibattimento; è, pertanto, nullo il

provvedimento disciplinare emesso nei confronti di un architetto, nel caso in cui nel

corso dello svolgimento del procedimento disciplinare si siano succeduti diversi

consigli dell'ordine, restando irrilevante che nel corso del procedimento stesso non

siano mai mutate le persone fisiche del relatore e del presidente.

Cass., sez. un., 16-04-1997, n. 3286.

Circa il problema se la composizione istituzionale di un organo collegiale - nella

specie del consiglio dell'ordine degli ingegneri di Biella - debba permanere nella sua

interezza anche quando tale organo operi come collegio di disciplina, occorre

distinguere a seconda che vi sia o meno un'apposita disciplina; in assenza di

quest'ultima deve ritenersi che una commissione che emani provvedimenti decisori

abbia natura di collegio perfetto, con conseguente necessaria presenza di tutti i

componenti in sede giudicante; per quanto riguarda i consigli degli ordini, invece,

esiste un'apposita disciplina che va individuata nell'art. 16 d.leg.lgt. 23 novembre

1944 n. 382 che stabilisce che «per la validità delle sedute del consiglio e della

commissione centrale (ora consiglio nazionale) occorre la presenza della

maggioranza dei componenti»: tale articolo enuncia un criterio generale di non

coincidenza numerica tra la composizione istituzionale dell'organo e la composizione

collegiale dello stesso nell'esercizio di singole funzioni deliberanti ad esso devolute,

essendo sufficiente la partecipazione della maggioranza dei componenti istituzionali;

resta peraltro fermo il principio dell'immutabilità della composizione nell'ambito di

ogni singolo procedimento.

(304)

SOTTOSCRIZIONE DELLA SENTENZA

Cass., sez. un., 16-04-1997, n. 3286. (ingegneri)

La delibera del consiglio nazionale degli ingegneri in materia disciplinare deve essere

sottoscritta esclusivamente dal presidente e dal segretario, sicché la mancanza di

sottoscrizione del relatore non ha per nulla il significato di indicare in altro soggetto (il

segretario) il redattore della delibera.

Cass., sez. un., 09-12-1992, n. 13003. (geometri)

La disposizione regolamentare dell'art. 9, d.m. 15 febbraio 1949, la quale, per le

pronunzie del consiglio nazionale dei geometri in materia disciplinare e di iscrizione

all'albo, richiede la sottoscrizione del presidente e del segretario ma non anche

dell'estensore (come invece prescritto dall'art. 132 c.p.c. per le sentenze del giudice

ordinario), non è illegittima, atteso che la disposizione medesima, compatibile con la

natura giurisdizionale di dette pronunzie e con l'assoggettamento del relativo

procedimento alle regole del processo civile, si conforma ad analoghi principi fissati,

con norme di legge, per il funzionamento dei consigli di altri ordini professionali

(come, in tema di ordinamento della professione di avvocato e procuratore, l'art. 64,

r.d. 22 gennaio 1934, n. 37

Capitolo quarto

(401)

RICORSO PER VIOLAZIONE DI LEGGE (MANCANZA DI MOTIVAZIONE O MOTIVAZIONE APPARENTE)

Cass., sez. III, 26-04-1999, n. 4153.

Il ricorso per cassazione avverso le decisioni del consiglio nazionale dell'ordine degli

architetti ed ingegneri si inquadra in quello indicato dal 2º comma dell'art. 111 cost.,

quando con la impugnazione non siano fatti valere motivi attinenti alla giurisdizione;

ne consegue che, in tali casi, il ricorso è consentito solo per violazione di legge, la

quale ricomprende anche il profilo della inesistenza o della mera apparenza della

motivazione, ma non la insufficienza o irrazionalità della stessa.

Cass., sez. III, 12-07-1999, n. 7342.

Il ricorso per cassazione (alle s.u. della corte) avverso le decisioni del consiglio

nazionale degli architetti è consentito oltre che nei casi contemplati dall'art. 17 r.d. 23

ottobre 1925 n. 2537 (eccesso di potere ed incompetenza) anche ai sensi dell'art.

111 cost. per violazione di legge in ipotesi di mancanza di motivazione o di

motivazione c.d. apparente.

Cass., sez. un., 09-07-1997, n. 6223.

In tema di procedimento disciplinare a carico di professionista, la valutazione della

gravità dell'addebito, sia sotto il profilo della sua incidenza negativa sul prestigio

dell'ordine professionale, sia al fine della scelta della sanzione da infliggere (inclusa

la cancellazione dall'albo), rientra fra gli apprezzamenti di merito affidati alla

competenza istituzionale dell'organo professionale e si sottrae quindi al riesame in

sede di ricorso alle sezioni unite della corte di cassazione contro la decisione del

consiglio nazionale, essendo tale ricorso consentito solo in ordine alla correttezza ed

alla congruità della motivazione, ben potendo a tal fine valutarsi in sede disciplinare,

anche nel contesto delle altre risultanze, la sentenza che abbia determinato la pena

su richiesta delle parti, a norma dell'art. 444, 2º comma, c.p.p., specie quando vi sia

stata in sede penale ammissione dei fatti da parte del professionista (principio

enunciato in tema di procedimento disciplinare a carico di un architetto).

Cass., sez. un., 02-06-1997, n. 4911.

Contro le decisioni del consiglio nazionale degli ingegneri il ricorso per cassazione

alle sezioni unite della corte è consentito, oltre che nei casi contemplati dall'art. 17

r.d. n. 2537 del 1925 (eccesso di potere ed incompetenza), anche ai sensi dell'art.

111 cost., per violazione di legge, con riferimento sia alla legge regolatrice del

rapporto sostanziale controverso, sia alla legge regolatrice del processo; pertanto,

l'inosservanza del giudice all'obbligo della motivazione su questioni di fatto integra

«violazione di legge» (denunciabile in cassazione) quando si traduca in mancanza

della motivazione stessa, che si verifica sia nei casi di sua radicale carenza, sia nel

caso in cui essa si estrinsechi in argomentazioni non idonee a rivelare la ratio

decidendi, o fra loro inconciliabili, o comunque perplesse o obiettivamente

incomprensibili, e sempre che i relativi vizi emergano dal provvedimento in sé,

restando esclusa dalla previsione normativa una possibile verifica sulla sufficienza e

razionalità della motivazione medesima in raffronto con le risultanze probatorie.

(402)

COMPETENZA DELLE SEZIONI SEMPLICI

Cass., sez. III, 23-01-2002, n. 747.

La disposizione di cui all'art. 17 r.d. 23 ottobre 1925 n. 2537 (approvazione del

regolamento delle professioni d'ingegnere e di architetto), là dove prevede il ricorso

alle sezioni unite della corte di cassazione, è attributiva di competenza limitatamente

ai ricorsi con i quali si pongono questioni di giurisdizione, secondo il principio

generale dettato dall'art. 374 c.p.c., ma non esclude, in difetto di espressa

disposizione derogativa, la competenza delle sezioni semplici della corte di

cassazione per i ricorsi che tali questioni non prospettano.

(403)

RICORSO PER VIOLAZIONE DI LEGGE E LIMITI DEL GIUDICATO

Cass., sez. un., 23-12-1996, n. 11488.

Con riguardo ai procedimenti disciplinari nei confronti degli architetti e degli

ingegneri, il ricorso alle sezioni unite della corte di cassazione contro le deliberazioni

del consiglio nazionale dell'ordine professionale, previsto dall'art. 17 r.d. 23 ottobre

1925 n. 2357, nei casi di incompetenza e di eccesso di potere, è ammesso, a norma

dell'art. 111 cost., per violazioni di legge, in ipotesi di mancanza di motivazione o di

c.d. motivazione apparente; in tali giudizi, l'indicazione delle regole della deontologia

professionale e la loro applicazione alla valutazione degli addebiti attengono al merito

del procedimento e sono insindacabili in sede di legittimità, se congruamente

motivate, in quanto si riferiscono a precetti extragiuridici ovvero a regole interne della

categoria, non già ad attività normativa.

Cass., sez. un., 23-12-1996, n. 11488.

Con riguardo ai procedimenti disciplinari nei confronti degli architetti e degli

ingegneri, il ricorso alle sezioni unite della corte di cassazione avverso le

deliberazioni del consiglio nazionale dell'ordine professionale, previsto dall'art. 17 r.d.

n. 2537 del 1925 nei casi di incopentenza e di eccesso di poteri, è ammesso, a

norma dell'art. 111 cost., per violazione di legge, in ipotesi di mancanza di

motivazione o di cosiddetta motivazione apparente; in tali giudizi, l'indicazione delle

regole della deontologia professionale e la loro applicazione alla valutazione degli

addebiti attengono al merito del procedimento e sono insindacabili in sede di

legittimità, se congruamente motivate, in quanto si riferiscono a precetti extragiuridici

ovvero a regole interne della categoria, non già ad attività normativa.

(404)

NON POSSONO DEDURSI VIZI PROCEDIMENTALI NON CENSURATI DAVANTI AL CNA

Cass., sez. III, 19-04-2000, n. 5076.

Con riguardo ai procedimenti disciplinari a carico di ingegneri e architetti, in sede di

ricorso per cassazione avverso le decisioni del consiglio nazionale dell'ordine

professionale sono inammissibili censure volte a prospettare vizi della decisione o del

procedimento svoltosi dinanzi al consiglio dell'ordine che non siano stati dedotti in

sede di impugnazione davanti al consiglio nazionale, atteso che oggetto del ricorso

per cassazione, nella materia in esame, è la decisione, resa in sede giurisdizionale,

del consiglio nazionale, onde esclusivamente in relazione ad essa, ed a quanto da

essa emerge, si svolge il sindacato di legittimità

(405)

LA CASSAZIONE NON PUò VALUTARE LA GRAVITà DELL'ADDEBITO

Cass., sez. un., 09-07-1997, n. 6223.

In tema di procedimento disciplinare a carico di professionista, la valutazione della

gravità dell'addebito, sia sotto il profilo della sua incidenza negativa sul prestigio

dell'ordine professionale, sia al fine della scelta della sanzione da infliggere (inclusa

la cancellazione dall'albo), rientra fra gli apprezzamenti di merito affidati alla

competenza istituzionale dell'organo professionale e si sottrae quindi al riesame in

sede di ricorso alle sezioni unite della corte di cassazione contro la decisione del

consiglio nazionale, essendo tale ricorso consentito solo in ordine alla correttezza ed

alla congruità della motivazione, ben potendo a tal fine valutarsi in sede disciplinare,

anche nel contesto delle altre risultanze, la sentenza che abbia determinato la pena

su richiesta delle parti, a norma dell'art. 444, 2º comma, c.p.p., specie quando vi sia

stata in sede penale ammissione dei fatti da parte del professionista (principio

enunciato in tema di procedimento disciplinare a carico di un architetto).

(406)

IL C.N.A. E' PRIVO DELLA QUALITA' DI PARTE NEL GIUDIZIO IN CASSAZIONE

Cass., sez. III, 01-10-1999, n. 10891.

Il ricorso alle sezioni unite della suprema corte avverso le decisioni giurisdizionali del

consiglio nazionale degli architetti non deve essere proposto nei confronti del

consiglio medesimo che, nella qualità di organo emanante la statuizione impugnata,

è privo della qualità di parte nel giudizio di cassazione.

(407)

C.N.A. RITO PENALE; CASSAZIONE RITO CIVILE

Cass. [ord.], sez. un., 19-11-1998, n. 991.

Ai procedimenti disciplinari riguardanti gli iscritti all'ordine degli architetti sono

applicabili le norme del codice di procedura penale solo con riguardo allo

svolgimento dinanzi al consiglio nazionale, non anche con riguardo al ricorso per

cassazione, al quale si applicano invece le norme del codice di rito civile; ne

consegue che il ricorso contro la deliberazione del consiglio nazionale deve svolgersi

dinanzi alle sezioni unite civili, dal momento che solo esse (e non quelle penali) sono

competenti a risolvere problemi di incompetenza ed eccesso di potere e che, nel

giudizio così instaurato, sono contraddittori necessari sia il consiglio locale

dell'ordine, in quanto autorità irrogante la sanzione e perciò controinteressata al suo

mantenimento, sia il p.m., in quanto portatore, in materia disciplinare, di un interesse

pubblico da tutelare.

 

CAPITOLO QUINTO

FAC SIMILE DEI DISPOSITIVI

Allegato 1.

Fase preliminare.

(Convocazione dell'iscritto per essere udito)

raccomandata a.r. prot.

data,

Al ______________________

Via ______________________

__________________________

Oggetto: Convocazione ex 1° comma art. 44 R.D. 23.10.1925 n.2537

dinanzi al Consiglio dell'Ordine degli Architetti, Pianificatori,

Paesaggisti e Conservatori della provincia di

_____________________per presunta violazione delle norme di

deontologia per_____________________

Poiché Le viene imputata la presunta violazione delle norme

deontologiche sopra citate per l'attività professionale (specificare

sinteticamente l'addebito) ai sensi e per gli effetti del 1° comma

ai sensi e per gli effetti del 1° comma

dell'art. 44 del R.D. n. 2537/1925, La invito a presentarsi alla

riunione che si terrà il giorno _______ alle ore ________ presso la

sede dell'Ordine di via ______________________ per essere udito.

Ella potrà farsi assistere da legale di Sua fiducia. In caso di Sua

assenza non giustificata da un legittimo impedimento, il Consiglio

assumerà ugualmente le decisioni sul caso.

Distinti saluti.

Il Presidente del Consiglio

dell'Ordine degli Architetti,

Pianificatori, Paesaggisti e

Conservatori della Provincia

di ________________________

(Arch._____________________)

33

Allegato 2.

(Invito del Presidente ai membri del Consiglio per seduta del

procedimento deontologico)

raccomandata a. r. prot.

data,

Ai signori Membri del Consiglio

dell'Ordine degli Architetti,

Pianificatori, Paesaggisti e

Conservatori della Provincia

di ___________________

LORO SEDI

Oggetto: Riunione del Consiglio per procedimento disciplinare. II°

comma art.44 R.D. n. 2537/1925.

Si invitano i signori Consiglieri alla seduta del

_____________ che si terrà alle ore ________ presso la sede del

Consiglio per l'audizione del _____________________________________

incolpato ai sensi degli artt........... delle vigenti Norme di

deontologia.

Per l'importanza della seduta si chiede garantire la presenza.

Distinti saluti.

Il Presidente del Consiglio

dell'Ordine degli Architetti,

Pianificatori, Paesaggisti e

Conservatori della Provincia

di _________________________

(Arch._____________________)

34

Allegato 3.

(Atto di citazione dell'incolpato a seguito della deliberazione del

Consiglio di avvio della procedura deontologica)

(Doppia copia in bollo)

Doppia copia in bollo)

ATTO DI CITAZIONE EX 2° COMMA ART. 44 DEL R.D. 23.10.1925 N. 2537

prot.

data,

Al _____________________

Via ____________________

________________________

Oggetto: Procedimento disciplinare.

Citazione dell'incolpato.

Quale Presidente pro tempore del Consiglio dell'Ordine degli

Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della

provincia di __________________, con il presente atto La informo che

il Consiglio, a seguito della convocazione del _______________,

nella seduta del _____________, ha deliberato di promuovere nei Suoi

confronti procedimento disciplinare per violazione degli

artt......... delle vigenti norme di deontologia in

quanto______________________________________________________________

__________________________________________________________________

Dovendosi procedere alla discussione del suddetto procedimento

disciplinare, ai sensi dell'art. 44 del R.D. n. 2537/1925,

CITO

La S.V. a comparire dinanzi al Consiglio dell'Ordine degli

Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della

provincia di ___________ perché il giorno _____alle ore _________

nella sede del Consiglio in Via ____________________________________

dovrà essere sentito sui fatti per i quali è stato incolpato e potrà

presentare eventuali documenti a suo discarico.

Ove si faccia richiesta, è in facoltà della S.V. farsi assistere da

un difensore e/o da un esperto di fiducia.

La avverto che ove non si presenti né giustifichi un legittimo

impedimento, si procederà in Sua assenza.

Il Presidente del Consiglio

dell'Ordine degli Architetti,

Pianificatori, Paesaggisti e

Conservatori della Provincia

di ______________________

(Arch. __________________)

35

Allegato 4.

(Comunicazione all'iscritto della sanzione disciplinare inflitta)

Raccomandata a. r. (per l'avvertimento)

Per mezzo dell'Ufficiale Giudiziario (per censura o sospensione o

cancellazione)

prot.

data,

Al _________________________

Via _________________________

_____________________________

Oggetto:Comunicazione dell'esito del giudizio disciplinare.

Ai sensi e per gli effetti dell'art. 45 del R.D. in oggetto

indicato, si invia copia della delibera adottata dal Consiglio

dell'Ordine nella seduta del _________________________.

Contro la deliberazione del Consiglio dell'Ordine , ai sensi

dell'art. 10 del R.D., la S.V. ha diritto di ricorrere al Consiglio

Nazionale nelle forme e procedure stabilite dal D.M. 10.11.1948.

Distinti saluti.

Il Presidente del Consiglio

dell'Ordine degli Architetti,

Pianificatori, Paesaggisti e

Conservatori della Provincia

di__________________________

(Arch. ____________________)

36

Allegato 5.

(Comunicazione al P.M. della sanzione disciplinare inflitta)

Raccomandata a.r. prot.

data,

Ill.mo Signor Procuratore

della Repubblica presso

il Tribunale di _________

Oggetto: Comunicazione procedimento disciplinare assunto nei

confronti del __________________ per violazione alle norme di

deontologia.

Ai sensi e per gli effetti dell'art. 10 del R.D.23 ottobre 1925

n. 2537,si comunica che il Consiglio dell'Ordine nella seduta del

____________ ha pronunciato nei confronti del ______________, la

sanzione disciplinare dell' ___________________________.

Si allega, pertanto, copia dell'atto deliberativo pronunciato

ai sensi dell'art. 44 del R.D. n. 2537/1925.

Distinti saluti.

Il Presidente del Consiglio

dell'Ordine degli Architetti,

Pianificatori, Paesaggisti e

Conservatori della Provincia

di __________________________

(Arch._______________________)

37

Allegato 6.

(A seguito del ricevimento di un ricorso avverso la deliberazione

del Consiglio dell'Ordine)

Raccomandata a.r. prot.

data,

Ill.mo Signor Procuratore

della Repubblica presso il

il Tribunale di __________

Oggetto: Invio copia ricorso dell'arch.____________ex art.5 D.M. 10

novembre 1948.

Sul pronunciamento del Consiglio dell'Ordine deliberato in data

_________ ai sensi dell'art. 44 del R.D. n. 2537/1925 per sanzioni

deontologiche nei confronti del ________________, iscritto a questo

Ordine professionale, in data ____________è pervenuto il ricorso che

si invia in copia.

Distinti saluti.

Il Presidente del Consiglio

dell'Ordine degli Architetti,

Pianificatori, Paesaggisti e

Conservatori della Provincia

di __________________________

(Arch. ______________________)

38

Allegato 7.

(Segnalazione ai vari Enti dei provvedimenti definitivi di

sospensione o di cancellazione)

prot.

data,

(L'invio va effettuato agli Enti ai quali

viene trasmesso l'Albo)

Oggetto: Procedimento disciplinare di _____________________promosso

nei confronti del ___________________R.D. 23.10.1925 n. 2537.

Si comunica che nella seduta del ____________________il

Consiglio dell'Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e

Conservatori della Provincia di _____________________ha comminato la

sanzione disciplinare dell' __________________________________ nei

confronti del __________________, iscritto a questo Ordine con il n.

______ di albo.

Distinti saluti.

Il Presidente del Consiglio

dell'Ordine degli Architetti,

Pianificatori, Paesaggisti e

Conservatori della Provincia

di __________________________

(Arch. ______________________)

Allegato 8.

(Invio degli atti di un ricorso al C.N.A.P.P.C.)

Raccomandata a.r. prot.

data,

Al Consiglio Nazionale degli Architetti,

Pianificatori,Paesaggisti e Conservatori

c/o il Ministero della Giustizia

Via Arenula, 71

00186 ROMA

Oggetto: Ricorso del ________________________________.

Invio pratica.

Ai sensi del 6° comma dell'art. 5 del D.M. 10 novembre 1948,

si trasmette la documentazione relativa al ricorso prodotto dal

__________________avverso la sanzione disciplinare inflitta da

questo Consiglio dell'Ordine con atto prot. n. ______ del

_____________.

Sono, pertanto, allegati alla presente:

- ricevuta autentica della raccomandata _________ relativa

alla comunicazione al P.M. del __________ ricorso e copia

autenticata della nota di ___________ trasmissione.

- Ricorso in bollo prodotto in data __________ corredato

della copia autentica della deliberazione impugnata e della

ricevuta del versamento eseguito presso l'ufficio del Registro.

-Fascicolo comprendente:

1) lettere convocazione e notifiche;

2) estratto verbale audizione;

3) relazione del relatore;

4) estratto verbale di pronuncia della sanzione

disciplinare;

In fascicolo separato vengono, altresì, allegati:

Copia in carta libera del ricorso;

Copia della deliberazione impugnata.

Distinti saluti.

Il Presidente del Consiglio

dell'Ordine degli Architetti,

Pianificatori, Paesaggisti e

Conservatori della Provincia

di __________________________

(Arch. ______________________)

 

CAPITOLO SESTO

LEGISLAZIONE ESSENZIALE IN MATERIA DI PROCEDURA.

La materia attinente alla funzione disciplinare attribuita al

Consiglio dell'Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e

Conservatori è contenuta nell'art. 5 della Legge 24 giugno 1923, n.

1395, negli articoli 37, 42 e 43-50 del R.D. 23 ottobre 1925, n.

2537, nell'art. 4, comma 2 e 3, del D.P.R. 5 giugno 2001, n. 328, e

nell'art. 9 del D.P.R. 8 luglio 2005, n. 169.

Quella attinente l'impugnazione dei provvedimenti disciplinari, e

cioè dei ricorsi contro la deliberazione del Consiglio dell'Ordine,

è disciplinata dal D.M. 10 novembre 1948.

6.1. PROCEDURE E COMPETENZE DEL CONSIGLIO DELL'ORDINE PROVINCIALE

DEGLI ARCHITETTI, PIANIFICATORI, PAESAGGISTI E CONSERVATORI IN

MATERIA DISCIPLINARE.

LEGGE 24 giugno 1923 n. 1395 - Tutela del Titolo e dell'esercizio

professionale degli ingegneri ed architetti.

... omissis ...

Art.5.

Gli iscritti nell'albo eleggono il proprio Consiglio dell'Ordine,

che esercita le attribuzioni:

.....

4) vigila alla tutela dell'esercizio professionale, e alla

conservazione del decoro dell'Ordine, reprimendo gli abusi e le

mancanze di cui gli iscritti si rendessero colpevoli nell'esercizio

della professione con le sanzioni e nelle forme di cui agli

artt.43-44-45-46-47 del R.D. 23 ottobre 1925 n. 2537 - Regolamento

per le professioni di ingegnere e di architetto)

************

REGIO DECRETO 23 ottobre 1925, n. 2537 - Regolamento per le

professioni di ingegnere e di architetto.

.....

Art.7.

.....

Non può essere iscritto all'albo chi, per qualsiasi titolo, non

abbia il godimento dei diritti civili, ovvero sia incorso in alcuna

delle condanne di cui all'art.118, prima parte, della legge 8 giugno

1874, n.1938 sull'esercizio della professione di avvocato e

procuratore, salvo che sia intervenuta la riabilitazione a termini

del Codice di procedura penale.

(Pena superiore a tre anni di reclusione, ai sensi del R.D. 28

maggio 1931 n. 601 art. 12 o all'interdizione dall'esercizio della

professione)

Art.10.

Contro la deliberazione del Consiglio dell'Ordine l'interessato ha

diritto di ricorrere al (Consiglio Nazionale) entro un mese dalla

notificazione.

Entro il medesimo termine può ricorrere anche il Procuratore della

Repubblica presso il Tribunale, qualora ritenga che la deliberazione

sia contraria a disposizioni legislative o regolamentari.

Art.20.

La cancellazione dall'albo, oltre che a seguito di giudizio

disciplinare, a norma dell'art. 37, n. 2, del presente regolamento,

è pronunziata dal Consiglio dell'Ordine, di ufficio o su richiesta

del Pubblico Ministero, nel caso di perdita della cittadinanza

italiana o del godimento dei diritti civili da qualunque titolo

derivata, ovvero di condanna che costituisce impedimento alla

iscrizione.

Art.21.

Nel caso di cancellazione sarà data comunicazione del provvedimento

all'interessato, il quale ha facoltà di reclamare al (consiglio

Nazionale) (entro un mese dalla notificazione - art. 10)

.....

Art.22.

Indipendentemente dalle iscrizioni o cancellazioni individuali, a

norma degli articoli precedenti, il Consiglio dell'Ordine, nel mese

di gennaio di ogni anno, provvederà alla revisione dell'albo,

portandovi le varianti che fossero necessarie.

I provvedimenti adottati saranno comunicati agli interessati, i

quali avranno diritto di reclamo (in conformità dell'art. 10).

Art.37.

Il Consiglio dell'Ordine, oltre alle funzioni attribuite dal

presente Regolamento o da altre disposizioni legislative o

regolamentari:

1) vigila sul mantenimento della disciplina fra gli iscritti

affinché il loro compito venga adempiuto con probità e

diligenza;

2) prende i provvedimenti disciplinari;

3) cura che siano repressi l'uso abusivo del titolo di ingegnere e

di architetto e l'esercizio abusivo della professione,

presentando, ove occorra, denuncia all'autorità giudiziaria;

.....

42

CAPO III - Dei Giudizi Disciplinari

Art.43.

Il Consiglio dell'Ordine è chiamato a reprimere, d'ufficio o su

ricorso delle parti, ovvero su richiesta del Pubblico Ministero, gli

abusi e le mancanze che gli iscritti abbiano commesso nell'esercizio

della loro professione.

Art.44.

Il Presidente, assumendo le informazioni che stimerà opportune,

verifica i fatti che formano oggetto dell'imputazione. Udito

l'incolpato, su rapporto del Presidente, il Consiglio decide se vi

sia motivo a giudizio disciplinare.

In caso affermativo, il Presidente nomina il relatore e, a mezzo di

Ufficiale giudiziario, fa citare l'incolpato a comparire dinnanzi al

Consiglio dell'Ordine, in un termine non minore di quindici giorni

per essere sentito e per presentare eventualmente documenti a suo

discarico. Nel giorno indicato ha luogo la discussione, in seguito

alla quale, uditi il relatore e l'incolpato, il Consiglio prende le

sue deliberazioni.

Ove l'incolpato non si presenti, né giustifichi un legittimo

impedimento, si procederà in sua assenza.

Art.45.

Le pene disciplinari, che il Consiglio può pronunciare contro gli

iscritti all'Albo, sono:

1) l'avvertimento;

2) la censura;

3) la sospensione dall'esercizio della professione per un tempo non

maggiore di sei mesi;

4) la cancellazione dall'Albo.

L'avvertimento consiste nel dimostrare al colpevole le mancanze

commesse e nell'esortarlo a non ricadervi.

Esso è dato con lettera del Presidente per delega del Consiglio.

La censura è una dichiarazione formale delle mancanze commesse e del

biasimo incorso.

La censura, la sospensione e la cancellazione dall'Albo sono

notificate al colpevole per mezzo di ufficiale giudiziario.

Art.46.

Nel caso di condanna alla reclusione o alla detenzione, il

Consiglio, a seconda delle circostanze, può eseguire la

cancellazione dall'Albo o pronunciare la sospensione; quest'ultima

ha sempre luogo ove sia stato rilasciato mandato di cattura e fino

alla sua revoca.

Qualora si tratti di condanna che impedirebbe la iscrizione

nell'Albo giusta l'art. 7 del presente regolamento in relazione

all'art. 28, parte prima, della Legge 8 giugno 1874, n. 1938, è

sempre ordinata la cancellazione dall'Albo, a norma del precedente

art. 20.

Art.47.

Chi sia stato cancellato dall'albo, in seguito a giudizio

disciplinare, può esservi di nuovo iscritto a sua domanda:

a) nel caso preveduto dall'art. 46, quando abbia ottenuta la

riabilitazione giusta le norme del Codice di procedura penale;

b) negli altri casi, quando siano decorsi due anni dalla

cancellazione dall'albo.

La domanda deve essere corredata dalle prove giustificative ed, ove

non sia accolta, l'interessato può ricorrere in conformità all'art.

10 del presente Regolamento (al Consiglio Nazionale).

Art.49.

L'incolpato, che sia membro del Consiglio dell'Ordine, è soggetto

alla giurisdizione disciplinare del Consiglio dell'Ordine viciniore,

da determinarsi, in caso di contestazione, dal primo Presidente

della Corte d'Appello.

Contro la deliberazione del Consiglio è ammesso ricorso (al

Consiglio Nazionale).

Art. 50.

Il rifiuto del pagamento del contributo di cui all'art. 37

(contributo annuale per il funzionamento dell'Ordine) ed

eventualmente, all'art. 18 (contributo per il funzionamento del

Consiglio Nazionale) , dà luogo a giudizio disciplinare.

*************

DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 5 giugno 2001, n. 328 -

Modifiche ed integrazioni della disciplina dei requisiti per

l'ammissione all'esame di Stato e delle relative prove per

l'esercizio di talune professioni, nonché della disciplina dei

relativi ordinamenti.

.....

Art.4.

.....

2. Nell'ipotesi di procedimento disciplinare i relativi

provvedimenti vengono adottati esclusivamente dai componenti

appartenenti alla sezione cui appartiene il professionista

assoggettato al procedimento.

3. Con successivo regolamento ai sensi dell'articolo 1, comma 18,

legge 14 gennaio 1999, n. 4, e successive modificazioni, verranno

definite le procedure elettorali e il funzionamento degli Organi in

sede disciplinare nel rispetto dei principi definiti nei commi 1 e

2.

 

DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 8 luglio 2005, n. 169

Regolamento per il riordino del sistema elettorale e della

composizione degli organi di ordini professionali.

......

Art. 9.(Procedimenti disciplinari)

1. Fatto salvo quanto previsto dai singoli ordinamenti

professionali per l'istruttoria, il consiglio, ove competente

in materia disciplinare ai sensi degli ordinamenti medesimi,

giudica gli iscritti. Nell'esercizio di tale funzione esso è

composto dai consiglieri appartenenti alla sezione del

professionista assoggettato al procedimento.

2. Ove il numero dei consiglieri iscritti alla sezione B dell'albo

non sia tale da costituire un collegio, il consiglio giudica in

composizione monocratica.

3. In caso di parità di voti, prevale quello del consigliere con

maggiore anzianità di iscrizione.

4. In mancanza di consiglieri iscritti alla sezione B dell'albo,

giudica il consiglio dell'ordine territorialmente più vicino,

che abbia tra i suoi componenti almeno un consigliere iscritto

alla stessa sezione dell'albo. Nei consigli nazionali e per

quelli territoriali ove tale criterio risulti inapplicabile per

mancanza di rappresentanti iscritti alla sezione B degli albi

giudica il consiglio nazionale o territoriale al quale

appartiene l'incolpato, anche se composto esclusivamente dagli

appartenenti alla sezione A.

**************

6.2. PROCEDURE E COMPETENZE DEL C.N.A.P.P.C. SUI RICORSI

DECRETO MINISTERIALE 10 novembre 1948 - Regolamento contenente le

norme di procedura per la trattazione dei ricorsi dinanzi al

Consiglio Nazionale degli Architetti.

Art.l.

Le impugnazioni dinanzi al Consiglio Nazionale degli Architetti si

propongono entro il termine di trenta giorni con ricorso redatto su

carta bollata da £.15.000 (adeguare al valore corrente).

Se il ricorso è proposto dal Pubblico Ministero è redatto su carta

non bollata.

Art.2.

Il ricorso deve contenere i motivi su cui si fonda ed essere

corredato:

a)della copia autentica della deliberazione impugnata;

b)dei documenti eventualmente necessari a comprovarne il fondamento;

c)quando non sia proposta dal Pubblico Ministero, anche della

ricevuta del versamento eseguito presso un Ufficio del registro,(ora istituti bancari) della somma di £.13.000 (adeguare al valore

corrente) stabilita dall'art. 1 del decreto legislativo 13 settembre

della somma di £.13.000 (stabilita dall'art. 1 del decreto legislativo 13 settembre

1946 n. 261 e successive modifiche ed integrazioni.

Art.3.

Il ricorrente, che non sia il Pubblico Ministero, deve indicare il

recapito al quale intende gli siano fatte le eventuali comunicazioni

da parte della segreteria del Consiglio Nazionale.

In mancanza di tale indicazione la segreteria non procede ad alcuna

comunicazione.

Art.4.

E' irricevibile il ricorso quando sia presentato dopo il termine di

trenta giorni dalla comunicazione della deliberazione che si intende

impugnare, ovvero non sia corredato della ricevuta di versamento di

cui all'art. 2.

Art.5.

Il ricorso al Consiglio Nazionale è presentato o notificato

nell'ufficio del Consiglio dell'Ordine che ha emesso la

deliberazione che si intende impugnare.

Se il ricorrente è il professionista, deve presentare anche due

copie in carta libera del ricorso.

L'Ufficio del Consiglio dell'Ordine annota a margine del ricorso la

data di presentazione e comunica subito, con lettera raccomandata,

copia del ricorso stesso al Procuratore della Repubblica nella cui

giurisdizione ha sede il Consiglio, se ricorrente è il

professionista, o al professionista, se il ricorrente è il

Procuratore della Repubblica.

Il ricorso e gli atti del procedimento rimangono depositati

nell'ufficio del Consiglio dell'Ordine per trenta giorni successivi

alla scadenza del termine stabilito per ricorrere.

Fino a quando gli atti rimangono depositati, il Procuratore della

Repubblica e l'interessato possono prendere visione, proporre

deduzioni ed esibire documenti.

Il ricorso, con la prova della comunicazione di cui al terzo comma

del presente articolo, nonché le deduzioni e i documenti di cui al

comma precedente, unitamente al fascicolo degli atti, sono trasmessi

dal Consiglio dell'Ordine al Consiglio Nazionale.

Il Consiglio dell'Ordine, oltre al fascicolo degli atti del ricorso,

trasmette una copia in carta libera del ricorso e della

deliberazione impugnata in fascicolo separato.

Art.6.

Presso il Consiglio Nazionale gli interessati possono prendere

visione degli atti e presentare documenti e memorie, fino a quando

non si sia provveduto alla nomina del relatore.

Art.7.

Il Presidente del Consiglio nomina il relatore e stabilisce la

seduta per la trattazione del ricorso.

Il Presidente prima della nomina del relatore, può disporre

indagini, salva in ogni caso la facoltà concessa al Consiglio

Nazionale dall'art. 8. Può anche informare il professionista, che ne

abbia fatta richiesta, della facoltà, di comparire il giorno della

seduta dinanzi al Consiglio per essere inteso personalmente.

Art.8.

Le sedute del Consiglio Nazionale non sono pubbliche e le decisioni

sono adottate fuori della presenza degli interessati.

Qualora il Consiglio Nazionale ritenga necessario che l'interessato

dia chiarimenti ovvero produca atti o documenti., il Presidente

comunica i provvedimenti adottati all'interessato stesso a mezzo

lettera raccomandata fissando un termine per la risposta. Se questa

non giunga entro il termine stabilito, la decisione è presa in base

agli atti che già sono in possesso del Consiglio Nazionale.

Chiusa la discussione, il Presidente raccoglie i voti dei

Consiglieri e vota per ultimo.

Le decisioni del Consiglio sono adottate a maggioranza e, in caso di

parità, prevale il voto del Presidente.

Art.9.

Le decisione è pronunciata in nome del popolo italiano. Essa deve

contenere il nome del ricorrente, l'oggetto del1'impugnazione, i

motivi sui quali si fonda, il dispositivo, l'indicazione del giorno,

mese ed anno in cui è pronunciata, la sottoscrizione del Presidente

e del Segretario.

Art.10.

La pubblicazione della decisione ha luogo mediante deposito

dell'originale nella segreteria. La segreteria provvede alla

comunicazione di copia della decisione, a mezzo lettera

raccomandata, al professionista ed al Procuratore della Repubblica.

Trasmette, inoltre copia della decisione medesima al Consiglio.

Art.11.

Il Segretario redige processo verbale delle sedute. Il processo

verbale deve contenere:

a) Il giorno, il mese e l'anno in cui ha luogo la seduta;

b) il nome del presidente, dei membri e del segretario intervenuti;

c) l'indicazione dei ricorsi esaminati;

d) i provvedimenti presi in ordine a ciascun ricorso;

e) le firme del Presidente e del Segretario.

Art.12.

In caso di impedimento o di assenza del Segretario alla seduta del

Consiglio, il Presidente ne affida temporaneamente le funzioni al

membro presente meno anziano di età.

Art.13.

E' facoltà del Presidente disporre, dietro richiesta, il rilascio di

copia degli atti a chi dimostri di avervi legittimo interesse.

***************